Business angel: chi sono e perché sono così importanti

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business angel chi sono

Probabilmente ti è già capitato di sentire nominare i termini business angel, angel investor o investitore informale, specialmente se lavori nel mondo delle startup. Si tratta di figure molto importanti in questo settore, tanto che lo conferma anche un recente rapporto dell’OCSE, perché sono la fonte primaria di finanziamenti per moltissime nuove imprese.

Ma cosa sono i business angel? Per capirlo bisogna andare all’origine del termine e fare un piccolo salto nel passato e in un altro continente, più precisamente nella scena musicale di Broadway, New York, verso la fine del 1800.

Quando i produttori volevano lanciare un nuovo spettacolo, all’epoca era abbastanza normale che cercassero finanziamenti presso gli esponenti dell’élite cittadina, in particolare tra le fila di quelli più benestanti.

Questi benefattori contribuirono economicamente alla sopravvivenza di molti teatri e compagnie, arrivando in soccorso come degli angeli dalla “up-town” alla “down-town”, dai quartiere alti a quelli più popolari, per investire in delle iniziative ad alto rischio, dato che la riuscita di uno spettacolo non era mai cosa certa.

Oggi i business angel sono un’importante fonte di venture capital, ovvero quel capitale di rischio necessario a una startup o a un’impresa nella fase iniziale, per poter partire.

Lo scopo di un investitore informale è quello di finanziare una startup che opera in un settore con ampi margini di sviluppo, farla crescere, e successivamente ottenere un guadagno dalla vendita della propria partecipazione o comunque dalla quotazione in Borsa della stessa azienda.

 

Lo scenario in cui operano i business angel dal 2008 in poi

Un altro rapporto dell’OCSE aiuta a far luce sulle tendenze emergenti nel finanziamento delle piccole e medie imprese (PMI), dando il contesto fondamentale in cui operano i business angel oggi.

Nel suddetto documento viene sottolineato l’impatto devastante della crisi finanziaria del 2007-2008, che ha avuto delle conseguenze significative sulle iniziative imprenditoriali: i tassi di fallimento sono aumentati in modo consistente, inoltre c’è stata anche una forte contrazione riguardo la disponibilità di finanziamenti bancari.

Mentre le grandi imprese sono state in grado di garantire e ottenere finanziamenti, per via del loro status, tramite bond sul mercato obbligazionario, la maggior parte delle PMI è rimasta legata a doppio filo alle banche: addirittura in alcuni paesi come Ungheria, Corea del Sud e Portogallo, le PMI hanno occupato una percentuale compresa tra il 60% e l’81% nel totale del portafoglio di prestiti delle banche.

La stesso report ha anche rilevato un forte calo della crescita dei finanziamenti per il capitale di rischio nel periodo dal 2008 al 2010, facendo registrare dei valori molto al di sotto del periodo precedente alla crisi finanziaria globale.

In questo scenario i business angel o angel investor hanno potenzialmente una grande importanza, rappresentando per le PMI un’alternativa importante per l’avviamento della propria attività.

C’è da sottolineare però un aspetto: i dati disponibili sono pochi su queste figure, ma questo non è necessariamente un campanello d’allarme, perché si tratta di un effetto causato dalla natura informale delle pratiche di investimento dei business angel, e perché tendono spesso a mantenere private le loro attività di finanziamento.

 

Chi sono e cosa fanno i business angel

Le ricerche condotte sui business angel dal punto di vista economico sono ancora poche, inoltre ci sono vari termini per indicare queste figure, utilizzati ancora oggi in modo intercambiabile, come ad esempio angel investor o investitore informale.

Si tratta comunque di player di un certo peso nel mondo delle startup, come evidenzia un articolo molto interessante pubblicato dalla rivista Strategic Change, dove viene mostrato come colossi del calibro di Apple Computers, Ford Motor Corporation e Amazon sono stati tutte finanziati da business angel nei loro primi anni di attività.

Esiste un identikit per identificare questi particolare tipo di investitore? Da vari studi si evince che è possibile trovare delle caratteristiche comuni non solo a tutti gli angel investor di una regione, ma del mondo:

  • un’istruzione superiore alla media, che può spaziare dalla finanza a dei settori molto specifici;
  • un importante background professionale;
  • una grande esperienza nella gestione di aziende e organizzazioni, anche proprie;
  • un elevato patrimonio personale, che ovviamente è il dato più ovvio e che gli consente di poter ricoprire questo ruolo.

A questo punto sorge spontanea una domanda: qual è il profilo del business angel medio in Italia? Ci sono differenze rispetto al resto del mondo? In realtà si tratta di una figura abbastanza simile a quanto detto in precedenza.

Anche nel nostro Paese l’angel investor medio è un imprenditore con un passato da manager, dotato di elevata istruzione e con almeno una laurea, che ha un patrimonio di poco inferiore ai 2 milioni di euro, di cui il 10% circa è dedicato ad investimenti nelle startup.

Ci sono però delle peculiarità che distinguono i business angel da investitori di altro tipo e più comuni: innanzitutto la natura personale dei loro finanziamenti, che comporta dei rischi più significativi, almeno rispetto ad altri gestori di fondi di venture capital, inoltre nelle loro scelte tendono a investire vicino a casa propria, in imprese che si trovano all’interno della loro comunità locale o in aree poco distanti.

Un altro tratto importante, comune a molti investitori informali, è quello di ricercare imprese private che non sono state quotate pubblicamente sul mercato azionario. Questo comportamento ha ovviamente una spiegazione logica: gli investimenti ad alto rischio possono portare a dei potenziali fallimenti, dunque per tutelarsi di solito preferiscono mantenere private tutte le attività di finanziamento.

 

Cosa valuta un business angel prima di investire?

Uno studio di Cheryl Mitteness, Richard Sudek e Melissa Cardon, suggerisce che i business angel facciano si facciano influenzare dalla personalità dell’imprenditore, in particolar modo quando prendono decisioni di investimento.

In genere chi si mostra particolarmente appassionato per la propria impresa riceve un trattamento più favorevole dagli angel investor, tuttavia lo studio afferma che esistono anche altri fattori che possono influenzare il rapporto, tutti legati alla figura del finanziatore:

  • l’età, ad esempio quelli più anziani tendono a valutare in modo molto positivo la passione e l’energia in uno startupper più giovane;
  • la capacità creativa, che risulta fondamentale in fase di problem solving.

Questo studio afferma anche che gli imprenditori o gli startupper dovrebbero cercare di studiare e raccogliere quante più informazioni possibili, se vogliono davvero impressionare un investitore informale, dato che quest’ultimo è dotato di un certo tipo di conoscenze ed esperienze avanzate, in genere.

C’è un’altra informazione che risalta e che potrà sembrare scontata, ma non lo è: è molto importante cercare di infondere passione nella presentazione, imparando anche a leggere il linguaggio non verbale dell’ascoltatore, per capire se sta seguendo con attenzione, oppure se non è convinto e sta lentamente perdendo interesse, in modo da correggere il tiro del discorso.

C’è anche un’altra ricerca degna di nota, condotta da Andrew Maxwell, Scott Jeffrey e Moren Levesque, dove è emerso che i business angel prendono decisioni sugli investimenti cercando di evitare quelli potenzialmente fallimentari, basandosi su 8 criteri:

  • volontà del mercato di adottare un bene o servizio,
  • lo stato dello sviluppo del nuovo prodotto,
  • la protezione della proprietà intellettuale,
  • la probabilità che gli imprenditori si impegnino seriamente,
  • il modello di business,
  • il potenziale di crescita del mercato di riferimento,
  • l’esperienza del management della startup e la composizione del team,
  • la solidità del piano finanziario.

Ci sono anche dei dati interessanti sui tempi dei finanziamenti, illustrati in uno studio di Colin Mason e Richard Harrison, dove viene mostrato come la maggior parte dei business angel mantengono i loro investimenti per circa 4 anni, dopodiché cercano di vendere le loro quote a cifre non inferiori all’offerta pubblica iniziale.

È interessante notare come il processo di selezione per gli investimenti sia volto a evitare decisioni sbagliate, anziché cercare di scegliere il cavallo vincente. Questa strategia però ha il suo perché, infatti i business angel effettuano statisticamente meno investimenti che finiscono con una perdita, ottenendo in cambio una percentuale più elevata di finanziamenti che raggiungono il pareggio o generano rendimenti modesti.

 

Quanto investono i business angel?

In Italia, i business angel investono individualmente da qualche migliaio di euro fino a 100.000 € per operazione. Questo è un dato generale, esistono ovviamente dei casi eccezionali di business angel molto facoltosi che effettuano operazioni più grandi.

Quando si tratta di fare investimenti più grandi, i business angel solitamente si riuniscono in club deal o in associazioni di business angel (ne parliamo successivamente).

Nel Regno Unito è stato riscontrato che i business angel investono in media 10.000 £ per operazione e detengono un portafoglio di circa 2-5 investimenti, due dati che confermano in parte il profilo tracciato qui sopra.

Esiste anche un’interessante ricerca condotta in Australia, che fornisce un identikit molto simile, dove si stima che l’investitore informale medio possiede circa 2 milioni di dollari australiani, con un reddito annuo di oltre 180.000 $. Un altro dato interessante riguarda le nuove iniziative imprenditoriali, dove viene ipotizzato che investa in media 200.000$, assicurandosi così dal 10% al 14% della startup.

 

In che fase investe un business angel?

Un business angel entra all’inizio del ciclo di vita di una startup, solitamente in fase seed o early stage, quando la startup non è ancora sul mercato, oppure è da poco sul mercato e ha raccolto le prime metriche di traction.

Solitamente è la seconda tipologia di investitore di una startup in ordine temporale: prima di trovare business angels, molte startup raccolgono fondi tramite le 3F: friends, family and fools, ossia amici, famigliari e folli.

 

Quanto valore forniscono i business angel?

Come sottolineato in precedenza, la quantità di ricerche disponibili sui business angel è piuttosto limitata, però è possibile lo stesso ricavare dei dati interessanti o degli ottimi spunti di riflessione.

Ad esempio c’è un interessante articolo di Stephanie Macht e John Robinson, dove vengono analizzati i vantaggi offerti dai business angel alle loro società partecipate. Questo studio conferma l’importanza degli investitori informali, dato che sono molto utili alle PMI in rapida crescita per superare le lacune finanziarie

Queste figure però non forniscono solo un importante supporto economico, ma anche dal punto di vista delle conoscenze e dell’esperienza, perché capita spesso che aiutino i manager delle startup nella gestione di tali aziende.

C’è poi anche un aspetto molto importante, che non va certamente dimenticato: i business angel si sono dimostrati fondamentali nell’aiutare ad ampliare la gamma di contatti e reti di cui un’azienda ha bisogno, per garantire capitale aggiuntivo e finanziamenti successivi.

A tal proposito, sempre secondo l’analisi dell’OCSE sul ruolo svolto dagli angel investor nelle imprese, un contributo importante è la loro capacità di colmare il divario tra il capitale iniziale e gli investimenti successivi.

Se messo nelle condizioni di rendere al meglio e fare bene il suo lavoro, il business angel può aiutare un’azienda nascente a costruire il proprio bilancio, le competenze manageriali e le reti strategiche.

Nonostante tutte le precedenti considerazioni, stimare il valore apportato alle startup o alle PMI non è comunque semplice, a causa della scarsità di dati affidabili, tuttavia le dimensioni complessive del “mercato degli investimenti dei business angel” – se così si può definire – sono piuttosto grandi: nel 2018 i finanziamenti in startup sono aumentati del 75% rispetto al 2017, per un totale di 46,5 milioni di euro, mentre l’investimento medio è stato di circa 278.000€.

Il settore maggiormente interessato dai finanziamenti, sempre nel 2018, è stato quello dell’ICT (Information and Communications Technology), seguito da Servizi finanziari, Commercio e Distribuzione. Vi è anche una tendenza sempre più diffusa tra gli investitori, ovvero quella di unirsi in cordate per aumentare l’apporto finanziario, riducendo anche il rischio.

Come confermano questi dati i business angels sono stati particolarmente attivi nel finanziare alcune delle nuove iniziative tecnologiche più rischiose, che non riguardano solo il settore ICT ma anche quello delle biotecnologie, delle tecnologie sanitarie e le tecnologie pulite.

 

I Business Angel in Italia: come trovarli?

Come detto nei precedenti paragrafi, i business angel entrano in gioco nelle primissime fasi di sviluppo di una startup o di una PMI, quando si tratta di trovare finanziamenti per il capitale di rischio.

Per un’azienda che si trova in questa fase è importante sapere che anche in Italia esistono possibilità di questo tipo, dato che molti angel investor si riuniscono in associazioni legalmente riconosciute. Di seguito ecco quali sono le principali.

IBAN

IBAN (Italian Business Angel Network) è un’associazione italiana che riunisce vari investitori informali: si tratta di ex titolari d’impresa, manager in attività o in pensione, che dispongono di mezzi finanziari, una buon network, una solida capacità gestionale e un buon bagaglio di esperienze.

Italian Angels For Growth

Italian Angels for Growth rappresenta la più grande rete di business angel in Italia, infatti conta più di 200 finanziatori provenienti dal mondo imprenditoriale, finanziario e industriale, che investono tempo e capitali per la crescita di startup innovative.

Club degli Investitori

Il Club degli Investitori è un’associazione di cui fanno parte 150 imprenditori, che investono direttamente in quote di partecipazione di startup e di piccole imprese, che devono essere innovative e ad elevato potenziale di crescita.

 

Per trovare un business angel, hai solitamente due opzioni:

  • Network: lavora sul tuo network per individuare i business angel che potrebbero essere più utili per te in questa fase
  • Associazioni: puoi fare application ad una delle associazioni menzionate sopra o ad altre associazioni di business angel

 

Con questo abbiamo terminato. Se sei interessato/a a saperne di più su quali sono i metodi per finanziare una startup, ti suggeriamo di scaricare il nostro ebook gratuito! Clicca qui per scaricare l’ebook su come finanziare una startup!

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