Il ciclo di vita di una startup e le fasi del finanziamento

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il ciclo di vita di una startup e i suoi finanziamenti

La prima volta che ho sentito parlare del ciclo di vita di una startup la mia mente, per analogia, ha subito pensato agli stadi di vita di una farfalla.

Uovo, bruco, crisalide e farfalla adulta.

Da uovo a bruco, per poi continuare quella trasformazione, quella metamorfosi, che da “brutto anatroccolo” trasformerà la farfalla in una bellissima regina dei cieli. Ad ogni stadio del ciclo di vita di una farfalla corrispondono necessità diverse, “obiettivi” diversi e trasformazioni diverse tutte volte ad un fine preciso e più grande.

Esattamente come per una startup.

L’idea che si trasforma in iniziativa imprenditoriale, che cresce, si sviluppa e si consolida.

Proviamo a riassumere insieme la metamorfosi della nostra “startup-farfalla” e ad analizzarne le fasi di vita di una startup e i relativi round d’investimento.

Bootstrap e Pre-seed

ciclo di vita di una startup: bootstrap e preseed

Ho un’idea. Un’idea brillante che cambierà il mondo. Questa è la fase embrionale, in cui l’idea inizia a prendere i contorni di un progetto organizzato.

Devo capire se la mia idea può funzionare, se risolvo veramente un bisogno e se c’è un potenziale mercato da qualche parte nell’universo mondo. Devo farlo velocemente, spendendo poco e lavorando con efficacia.

Nessuno (o quasi) è disposto a finanziare un progetto in questo stato embrionale. Pazzi, amici e familiari (Friends, family and fools in gergo) sono gli unici disposti a farlo … e mi permetto di dire che va benissimo così.

Bisogna validare il mercato, non creare un prodotto finito. Bisogna capire se andare avanti o se lasciar perdere. Bisogna capire se la nostra idea può trasformarsi in un prodotto o servizio e se la gente sia disposta a pagare per questo prodotto o servizio.

È una fase molto delicata che lo startupper, follemente innamorato della sua idea, dovrebbe condurre in maniera rigorosamente “oggettiva” (difficilissimo lo so).
Se non c’è mercato e non c’è gente disposta a pagare per quello che vorrei offrire, allora meglio “staccare la spina” (o valutare un Pivot prima di lasciar andare la presa) concentrando le proprie risorse (fisiche, psicologiche, economiche) verso un altro progetto. Per validare il mercato si utilizzano strumenti come la Javelin Board, le customer interviews e il problem-solution fit canvas).

In questa fase si ricevono i primi finanziamenti solo se l’imprenditore è in grado di convincere grazie alla sua esperienza e al livello d’innovazione dell’idea che ha in mente.

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Seed

fase di vita di una startup: seed

L’idea non è poi così male. Un mercato sembra proprio esserci e ora non sono solo io a dirlo, ma ho qualche dato concreto in mano. Un finanziamento di portata limitata (20’000-40’000 Euro) ottenuto da professionisti (business angel, acceleratori d’impresa) può essere definito un micro seed, mentre mi preparo a finanziamenti più corposi (Seed) provenienti da business angels, banche, incubatori o crowdfunding per accedere finalmente al mio mercato di riferimento.

Già nella fase precedente, ma soprattutto ora, lavoro per affinare il mio business model Canvas  o Lean Canvas (dalla versione 0 alla versione n, sfruttandolo come strumento dinamico), lavoro per strutturare il business plan e fare i primi passi verso la creazione di un MVP (minimum viable product), un prototipo di prodotto che mi permetta di aggredire il mercato, ottenendo visibilità e acquisendo clienti.

 

Early stage

startup early stage e finanziamento

L’idea è pronta per aggredire il mercato. L’obiettivo principale di questa fase del ciclo di vita di una startup è ottenere feedback dal mercato stesso e individuare il giusto product/market fit, che ci permetta di ottenere i primi ricavi. Il cash flow, probabilmente, è ancora negativo e si può attingere ad investimenti Seed da parte di Venture Capital o crowd funding.

E’ una fase molto delicata in cui la capacità di attrarre investimenti fa la differenza tra la vita e la morte.

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Early growth

fase early growth e finanziamenti series a e series b

Il gioco si fa ancora più duro. L’idea c’è, il mercato anche. Ho sviluppato un buon MVP, i clienti iniziano ad arrivare, le persone pagano per il mio prodotto o servizio.

In questa fase del ciclo di vita bisogna puntare in alto e lavorare sul business model per trovare la combinazione vincente che permetta di scalare e crescere. Il piano di marketing e la strategia commerciale sono cruciali per acquisire rapidamente clienti, espandersi in maniera capillare nel paese d’origine e avviare l’internazionalizzazione.

A questo punto troviamo i round di investimento di Serie A e Serie B, iniezioni di capitali necessarie per fa fronte al numero sempre maggiore di clienti.

Ecco una breve panoramica di queste fasi del finanziamento.

Serie A

I round di finanziamento di Serie A sono finanziamenti corposi, necessari per aggredire il mercato, per entrare in nuovi mercati o per lanciare prodotti/servizi “collaterali”, per sviluppare i canali di distribuzione, per consolidare iniziative e strategie di marketing.

I finanziamenti Serie A si compongono solitamente da 1 Mio Euro a 10-15 Mio Euro (anche se le startup in Italia si ricevono solitamente da 500.000 € a 5 Milioni) e vengono fatti in genere da Venture Capital e fondi di Private Equity.

La possibilità di fallire è scesa dal 99% a (circa) l’80%. La direzione è quella giusta.

Serie B

Nel round di Serie B gli investimenti sono ancora più alti che nel round A. Il rischio di fallimento è più basso ancora, siamo operativi sul mercato e i riscontri ci sono.

Crescere diventa il nome ed il cognome del gioco. L’obiettivo principale del Round B è migliorare il processo di crescita ed espandere l’attività per aumentare la quota di mercato. In questo periodo si assumono talenti da inserire nelle posizioni strategiche dell’azienda.

Growth

ciclo di vita di una startup: fase growth

L’ultima fase del ciclo di vita di una startup è definita Growth o Sustained Growth, e rappresenta la fase di crescita sostenuta.

Nella fase di Growth la crescita di utenti e clienti diventa esponenziale e il fatturato aumenta rapidamente. Solo poche startup raggiungono questa fase.

In questa fase si attinge ai round di investimento detti Serie C. Il Round C è una serie di finanziamento a basso rischio (e basso ritorno). Spesso precede l’IPO (initial public offering) ed è finalizzata al consolidamento. Dopo il Round C non è escluso che possano esserci altre serie di investimenti che servono alla startup per raggiungere sempre di più la saturazione dei suoi mercati (raggiungendo il massimo valore prima della quotazione in borsa, o prima della cessione ad un azienda consolidata).

Ad esempio, Snapchat nel 2016 ha affrontato un round F da circa 1.8 milioni di dollari.

Exit

ciclo di vita di una startup: fase di exit

L’exit determina il passaggio dallo stato di startup ad altra fase e rappresenta il momento di uscita degli investitori dalla proprietà della startup.

Le principali, non uniche, opzioni per la exit sono:

  • IPO: Tramite l’IPO la startup mette a disposizione del pubblico le proprie azioni. L’imprenditore quota la propria attività per accedere, rapidamente, a finanziamenti necessari per lo sviluppo. E lo fa al termine della “metamorfosi”, al termine del percorso che da “brutto anatroccolo” ha trasformato l’idea in impresa.
  • Acquisizione: la startup viene acquisita da un’altra azienda.
  • Buyback: in questo caso i fondatori riacquistano le quote della startup che avevano precedentemente ceduto agli investitori.

In quanto tempo tutto ciò? Dipende dal settore, dal mercato e dalla startup (complessità tecnologica del progetto o del servizio). Definirei il tempo come un fattore critico di successo, che tradotto vuol dire: bisogna correre!

Al contrario della farfalla, però, non tutte le idee imprenditoriali devono, necessariamente, seguire questo percorso. Qui l’uovo può diventare direttamente farfalla, ma attenzione: il 99% delle uova non lo diventerà mai.

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Showing 3 comments
  • Alfonso

    Scritto molto bene. Ideale anche per i non addetti ai lavori

  • Serena

    Vi seguo.
    Penso che in Italia tutti facciano startup pensando già a fare un’exit.
    All’estero non è così.
    Comunque vorrei capire quanto dovrebbe secondo te Fabio durare il Ciclo di vita? 5 anni?

  • Fabio

    Ciao Serena,
    l’Exit è “cosa buona e giusta”. E’ quel momento in cui tutta la “filiera” legata alla startup viene ripagata.
    Come dici tu assume un connotato negativo se, chi inizia a fare startup, ha come obiettivo la Exit (nel senso di: “lo faccio perché voglio diventare ricco”. Così non funziona).
    La durata del ciclo di vita dipende dal tipo di startup e dal contesto di mercato. Le prime fasi devono essere molto veloci (mesi, non anni).
    Bisogna indagare il mercato, capire se si risolve un problema, preparare un MVP e lanciarsi sul mercato. Da qui bisogna ascoltare il mercato, cambiare pelle al prodotto o al servizio e crescere.
    Quindi, fino alla fase di Early Growth, parlerei di mesi di vita. Successivamente, la crescita per portare a maturazione la startup (e portarla al “valore massimo” per la Exit) sarà probabilmente più lenta.
    La velocità delle fasi di crescita è poi condizionata dal volume di investimenti ricevuti che hanno proprio l’obiettivo di incrementare questa velocità (e che non sono stimabili a priori).
    Direi però che, nel mondo startup, la velocità è essenziale.
    Fabio

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