Le fasi di una startup e il suo ciclo di vita

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La vita di una startup, seppur spesso breve, è molto varia: si parte dall’idea di business, la si valida, si cercano i finanziamenti, si cerca di crescere molto rapidamente per poi terminare con l’Exit.

In breve, le fasi di vita di una startup sono:

  1. Bootstrap e Pre-seed;
  2. Seed;
  3. Early stage;
  4. Early growth;
  5. Growth.

In questo articolo le analizzeremo una per una, prima però cerchiamo di capire perché hai bisogno di conoscere il ciclo di vita di una startup, e come può tornarti utile. Iniziamo subito.

 

Perchè si parla di fasi del ciclo di vita di una startup

Una startup ha un ciclo di vita temporalmente definito.

Sai quanto dura?

Per lo stato italiano la fase di startup dura solamente 5 anni, dopo di chè lo status di startup innovativa viene revocato.

Immagina il ciclo di vita di una startup come un imbuto dove tante partono e poche realmente arrivano allo stadio finale.

Conoscere bene queste fasi ti permetterà di minimizzare i rischi e a comprendere come e quali fonti di finanziamento scegliere.

Infatti, se tra le mani ho solamente un’idea, potrò mai pensare di attrarre venture capitalist?

Ovviamente no.

In questa fase le risorse a mia disposizione proverranno principalmente da amici, parenti o folli che credono nella mia idea.

Se sono fortunato al massimo potrò trovare un business angel facoltoso che crede nella mia idea (raramente succede) oppure, se dimostro di avere le capacità, potrò accedere ad un acceleratore di startup.

Solitamente in questa fase conviene partecipare a programmi di incubazione (come ad esempio lo Startup Builder, il nostro incubatore online per le idee in fase di validazione) per sviluppare tutte quelle abilità e competenze che contraddistinguono una startup di successo da una fallimentare.

Nelle fasi intermedie e in quelle finali, invece, potrò scegliere se cercare grandi investitori per scalare il mercato, o decidere di stringere alleanze strategiche con altre aziende.

Fermo restando che c’è sempre la possibilità di attirare capitali tramite crowdfunding in qualsiasi fase del ciclo.

Per semplificare guarda la seguente immagine che rappresenta perfettamente le fasi di una startup e le fonti di finanziamento adatte in base al tempo che passa:

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Detto questo, diciamo che ogni startup vive un percorso soggettivo, ma solitamente individuiamo 5 fasi.

Vediamole più da vicino.

 

Le fasi di una startup

Come anticipato prima, le fasi del ciclo di vita di una startup sono 5, se preferisci, qui sotto trovi un video in cui te le presentiamo personalmente.

Altrimenti, continua pure con la lettura.

Bootstrap e Pre-seed

Nella sua fase più embrionale, la startup è costituita solamente da un’idea che inizia a prendere i contorni di un progetto organizzato.

Generalmente questa idea nasce da un’esigenza dello startupper o dei suoi amici e parenti.

Questa fase è molto delicata perché l’imprenditore o imprenditrice si innamora facilmente del proprio progetto e il rischio è quello di non avere un punto di vista oggettivo.

Durante la fase di bootstrap devi perciò capire se l’idea può funzionare, se risolve realmente un bisogno e se c’è un mercato a cui affacciarsi.

Bisogna quindi validare l’idea e il mercato ed è fondamentale svolgere questa attività spendendo poco e lavorando con efficacia.

Se non c’è un mercato e non c’è gente disposta a pagare per ciò che offri, allora conviene “staccare la spina” o magari valutare un Pivot, concentrando le risorse verso un altro progetto.

Generalmente in questa fase nessuno (o quasi) è disposto a finanziare la startup salvo pazzi, amici e familiari (friends, family and fools in gergo).

Per questo motivo è utile mettersi alla ricerca di un co-funder con cui condividere il percorso imprenditoriale.

Una volta che hai raccolto un buon quantitativo di dati, accumulato un po’ di risorse e magari trovato un socio, puoi passare alla fase successiva.

 

Seed

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Nella fase seed di una startup l’obiettivo sarà quello di dare una solida struttura all’idea per entrare nel mercato di riferimento:

  1. Vengono sviluppati i primi prototipi del prodotto o servizio offerto (i Minimum Viable Product), per ottenere i primi clienti e per testare la traction della startup;
  2. A questo punto puoi affinare il modello di business per rendere sostenibile il progetto e generare profitto. Per fare ciò, ci sono strumenti come il Business model Canvas o il Lean Canvas, che ti aiuteranno a strutturare un business plan solido.
  3. Nella fase di seed intervengono i primi finanziatori, tra questi troviamo business angel, banche, acceleratori e crowdfunding.

A questo punto, la startup è entrata nel mercato ed è pronta per iniziare a crescere e passare alla prossima fase.

 

Early stage

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Nella fase di early stage il focus della startup è quello di ottenere un feedback dal mercato e individuare il giusto product/market fit che le permetterà di ottenere i primi ricavi.

Questa è una fase determinante per la continuità della startup, molte falliscono proprio in questo punto perchè non riescono ad attirare l’attenzione degli investitori.

Infatti, nella fase di early stage intervengono i fondi di investimenti da parte di Venture Capital o crowdfunding.

E se tutto andrà come sperato, si può passare alla fase successiva.

 

Early growth

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In questa fase la startup prende la forma di una vera e propria azienda.

Avrai un’idea ed un mercato validato, un buon prodotto o servizio, i clienti iniziano ad arrivare.

È quindi il momento di spingere sull’acceleratore!

Nella fase di early growth bisogna puntare in alto e lavorare per trovare la combinazione vincente che permetta al progetto di scalare e crescere.

Un buon piano marketing ed una strategia commerciale ben studiata diventano quindi fondamentali per espandersi, ma c’è bisogno di fondi.

A questo punto la startup si trova a sostenere due round di investimento, necessari per far fronte ad un numero sempre più grande di clienti.

I round di investimento in questione sono detti di serie A e di serie B e differiscono per entità e rischio del finanziamento.

Andiamoli a vedere più nello specifico

 

Round di Serie A

I round di finanziamento di Serie A consistono in finanziamenti corposi che solitamente ammontano tra 1M e 10-15M euro (anche se le startup in Italia ricevono solitamente tra i 500.000 € e i 5 Milioni Euro).

Questi finanziamenti sono necessari per:

  • Entrare in nuovi mercati
  • Sviluppare nuovi canali di distribuzione
  • Consolidare iniziative e strategie di marketing

Solitamente i finanziatori presenti in questa fase sono Venture Capital e fondi di Private Equity.

A questo punto la possibilità di fallire è scesa dal 99% all’80% circa.

La startup ha ormai delle solide basi e la direzione che sta prendendo il progetto è quella giusta.

È il momento di pensare al round di investimenti successivo.

 

Round di Serie B

Nel round di Serie B gli investimenti sono ancora più alti. Il rischio di fallimento della startup è ancora più basso e ci sono riscontri dal mercato.

Crescere diventa il nome ed il cognome del gioco. L’obiettivo principale del Round B è migliorare il processo di crescita ed espandere l’attività per aumentare la quota di mercato.

In questo periodo è fondamentale assumere talenti da inserire nelle posizioni strategiche dell’azienda.

A questo punto la startup ha quasi raggiunto la maturità, ed è pronta per la fase successiva.

 

Growth

L’ultima fase del ciclo di vita di una startup è definita Growth o Sustained Growth, e rappresenta la fase di crescita sostenuta.

Poche startup arrivano fin qui.

Nella fase di Growth la crescita di utenti e clienti diventa esponenziale e il fatturato aumenta rapidamente.

A questo punto si può attingere ai round di investimento detti Serie C. Il Round C è una serie di finanziamenti a basso rischio, spesso precede l’IPO (initial public offering) ed è finalizzato al consolidamento.

Tuttavia, non è escluso che possano esserci altre serie di investimenti necessari per raggiungere sempre di più la saturazione del mercato (raggiungendo il massimo valore prima della quotazione in borsa, o prima della cessione ad un’azienda consolidata).

Ad esempio, Snapchat nel 2016 ha affrontato un round F da circa 1.8 miliardi di dollari.

Le startup che arrivano a questo punto potremmo dire che sono quelle che “ce l’hanno fatta”. D’ora in poi bisogna capire cosa fare con il progetto.

Vediamo le possibili alternative.

 

Exit

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L’exit determina il passaggio dallo stato di startup ad azienda e rappresenta il momento di uscita degli investitori dalla proprietà della startup.

Le principali, non uniche, opzioni per la exit sono:

  • IPO: Tramite l’IPO la startup mette a disposizione del pubblico le proprie azioni quotandosi in borsa.
  • Acquisizione: la startup viene acquisita da un’altra azienda.
  • Buyback: in questo caso i fondatori riacquistano le quote della startup che avevano precedentemente ceduto agli investitori.

Ma quanto tempo ci vuole?

Dipende dal settore, dal mercato, dalla startup e dal livello di complessità tecnologica del progetto. Ciononostante il tempo è un fattore critico di successo, che tradotto vuol dire: bisogna correre!

ATTENZIONE: ricorda che il 99% delle startup che entra nel mercato non raggiunge questa fase, questo percorso è disseminato di insidie e sfide da superare, è bene tenerlo a mente quando si decide di lanciare il proprio progetto.

Direi che di carne al fuoco ne abbiamo messa abbastanza, è l’ora di tirare le somme.

 

Conclusione

Riassumendo quindi conoscere le fasi del ciclo di vita di una startup è fondamentale per “avere una mappa” del percorso imprenditoriale che stai per compiere.

Grazie ad essa avrai chiaro su cosa concentrare le tue energie e quali abilità sviluppare di volta in volta.

Ma soprattutto avrai ben chiaro in mente i finanziatori che ti forniranno la “benzina” in ogni fase del tuo percorso.

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