Come finanziare una startup: 6 metodi a confronto, pro e contro e suggerimenti

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come finanziare una startup

Come finanziare la propria startup è uno dei crucci più importanti che affliggono founder e co-founder di tutto il mondo.

La bella notizia che voglio dare, citando quello che spesso sento dire ai Business Angel è che: “oggi come oggi non mancano soldi, ma mancano le startup valide su cui investire”. Partiamo quindi dal primo punto: i soldi ci sono.

La brutta notizia è che, facendo caso ai titoli di giornale che parlano delle startup alle quali arrivano milioni (soprattutto di dollari) di finanziamenti, si potrebbe credere che il processo di fund-raising sia cosa facile e veloce. Così non è.

Finanziare la propria startup è un processo “lungo e tortuoso” da valutare e affrontare con attenzione.

Questo articolo è tratto dalla nostra guida su come finanziare una startup, scritta in collaborazione con due esperti del settore.

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La guida approfondisce tutti i temi di questo articolo e include molti link a risorse utili per ulteriori approfondimenti su ogni metodo di finanziamento.

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Metodi di finanziamento per una startup

Per finanziare una startup esistono numerose strade, tutte con peculiarità, prerogative, pro e contro che è bene conoscere e correlare con lo stadio e la fase di vita della startup o del progetto imprenditoriale.

Questo è un primo aspetto molto importante da tenere a mente: un finanziamento sbagliato potrebbe portare alla fine della tua startup. Il tempismo nella gestione del finanziamento è fondamentale. Per dirla alla Tony D’Amato in ogni maledetta domenica “Mezzo passo fatto un po’ in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate”.

Se interpelli un investitore troppo presto potrebbe, per esempio, farsi un’idea sbagliata di te, del tuo team e del tuo prodotto/servizio (e una prima impressione sbagliata sappiamo tutti che non è auspicabile).

Anche la crescita troppo veloce potrebbe portarti al game over.

Vediamo quindi quali sono le principali forme di finanziamento per una startup.

 

Bootstrapping

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All’inizio della tua fantastica avventura in pochi crederanno in te. Non ti spaventare, in fondo è sempre così. La tua idea geniale, che cambierà per sempre il mondo, non può ancora trovare degli investitori esterni.

In questa fase i finanziamenti arrivano dalle tue tasche (bootstrapping), da quelle di amici e parenti e da quella di investitori un po’ folli (e particolarmente amanti del rischio).

Fare bootstrapping significa quindi finanziare la startup con i propri risparmi. Questa è la prima forza di finanziamento, la “più semplice” e quella che, almeno in fase iniziale, ti costringe ad essere oculato mantenendo il focus sull’obiettivo: VALIDARE L’IDEA E IL MERCATO.

Il bootstrapping ti spaventa? Ricorda che in questa fase stai utilizzando i tuoi soldi per validare il mercato e non per creare un prodotto. Spendi poco (non servono 100.000 euro qui), fallo in tempi brevissimi e cerca di capire se la tua idea funziona. Punto.

Il bootstrapping fa spesso rima con credibilità: non vorrai fare impresa con i soldi degli altri.

Talvolta il bootstrapping prosegue anche dopo la fase di validazione, fino ad arrivare a quando la startup è sul mercato. In questo caso alle finanze personali si aggiungono i flussi di cassa derivanti dalla vendita del proprio prodotto o servizio.

 

Love capital: family, friends and fools (3F)

finanziare startup com friends family fools

Il ricorso a zie particolarmente facoltose, ad amici pronti ad aiutarti nel momento del bisogno, oppure a persone particolarmente avvezze al rischio (punto tutto su un outsider sperando che si vada a piazzare nella prossima corsa) ha i suoi vantaggi:

  • riduce i tempi di ottenimento (azzerando il tempo necessario per la ricerca di finanziatori terzi);
  • garantisce il mantenimento della proprietà, anche decisionale;
  • garantisce quella flessibilità che inizialmente è cosa buona e giusta;
  • è ottenibile senza particolari garanzie (non è detto, ma la zia di cui sopra potrebbe finanziarti senza chiederti un business plan a 32 mesi).

Sia che si tratti di family, di friends o di fools il consiglio è quello di prendere accordi chiari e in forma scritta (che poi non guasta mai…). Ci sono infatti almeno considerazioni da tenere a mente per cercare di evitare possibili litigi in futuri. La prima è che queste persone spesso investono su base fiduciaria, non razionale. Si fidano di te, punto. La seconda è che solitamente non sono investitori professionali e quindi non sono pienamente consapevoli del rischio dell’investimento

Queste forme di finanziamento servono per validare il mercato e per giocarsela nella cosiddetta “valle della morte”, ovvero quel periodo in cui la tua startup non riesce ancora a generare entrate tali da poter coprire i costi (cash flow is king …. ricordatevelo sempre).

finanziare una startup in base alla fase

Gli “spiccioli” che ricevi da Family, Friends and Fools usali per dimostrare che hai le potenzialità di crescita. Hai già (parzialmente) validato il mercato, crea un MVP e lavora in maniera iterativa.

Spendi i soldi solo per cose essenziali.

 

Business Angel

come trovare business angel per finanziare startup

Gli Angel investor, o business angels, sono persone che dispongono di un capitale da investire in progetti di startup che ritengono interessanti.

Con loro potrebbe arrivare il primo, vero, finanziamento esterno per la tua startup. Gli Angel compaiono, solitamente, nella fase seed del progetto e richiedono una solidità del progetto imprenditoriale già strutturata (non sono amici, parenti o folli, ma uomini di business).

Gli aspetti positivi dell’intervento di un Angel investor sono diversi:

  • tempistiche di ottenimento di un finanziamento molto buone;
  • solitamente non mettono solo a disposizione i soldi ma anche network e skills e per questo motivo preferiscono una prossimità geografica della startup rispetto alla propria attività professionale o imprenditoriale;
  • mettendoci soldi sono i primi mentori e i primi supporters del tuo business = non sei più solo.

Per contro gli Angel garantiscono (normalmente) investimenti limitati, che avvengono spesso in un contesto di “debolezza della startup” (quindi le regole del gioco solitamente le dettano loro …). Solitamente infatti investono somme di denaro che possono andare da poche migliaia di euro fino a circa 100.000 €.

Normalmente gli Angel investor finanziano più startup contemporaneamente (sapendo che il 90% delle stesse non garantirà un ritorno devono fare in modo di bilanciare i 9 fallimenti con la decima startup che gli consentirà di recuperare il capitale investito e guadagnarci anche qualcosa).

Cosa valutano questi investitori esterni? Ricordati la regola delle tre T:

  • Team;
  • Traction;
  • Technology.

L’idea di per sé vale poco. Il team vale molto. Anzi moltissimo. Un’idea mediocre in mano ad un buon team ha più probabilità di successo che un’ottima idea in mano ad un team mediocre. Questo gli investitori lo sanno bene. Il tuo team è tale da infondere fiducia in un investitore?

La seconda T è la traction, ovvero la prova provata che esiste qualcuno potenzialmente disposto a pagare per il tuo prodotto/servizio. Devi ingolosire l’investitore, fargli capire che il mercato c’è e che tu hai validato l’idea (ecco per far questo dovevi spendere i tuoi soldi iniziali).

La terza T è la tecnologia. Hai sviluppato una tecnologia altamente innovativa, che ti da un vantaggio competitivo enorme rispetto al mercato attuale? Beh, sicuramente non passerà inosservata agli occhi di un investor.

La strategia di exit degli angel investor segue quella della startup stessa (es. acquisizione, IPO), ma talvolta possono anche uscire dall’investimento all’entrata di un investitore istituzionale (come ad esempio un fondo di venture capital) disposto a rilevare le quote dell’angel per aumentare le proprie.

Per valutare un angel investor è importante capire se colui può “replicare” l’investimento in un round successivo. Questo viene visto come un importante segno di fiducia per altri investitori istituzionali.

Ultimamente gli angel investors si organizzano sempre più in gruppi, cosiddetti “business angel networks”: questo gli consente di condividere la ricerca di nuove opportunità di investimento, aumentare la quantità di fondi disponibili per investire e aumentare il livello di competenze e network che viene destinato alle startup nelle quali decidono di investire. Alcuni di questi network sono Italian Angels For Growth, Club degli Investitori e Angels for Innovation.

 

Banche e finanziamenti pubblici

mutuo bancario come fonte di finanziamento startup

Quando si parla di finanziamenti non si può non pensare alle banche. Questo è vero quasi per tutto, un po’ meno per le startup. Ottenere finanziamenti da una banca (anche con bilancio consolidati e qualche anno di attività sulle spalle) non è una cosa semplice. Vale la pena citare il mondo delle banche associandolo per lo più alla possibilità di ottenere prestiti personali, utili in seed o early stage, ma in realtà benzina utile per il motore in qualsiasi fase.

Oltre alla difficoltà di ricorrere a questa linea di credito bisogna anche tenere conto dei tassi di interesse (guardiamolo questo TAEG) e alle garanzie richieste dalla banca stessa (che spesso fanno rima con ipoteche, fidejussioni e garanzie di terzi).

Discorso un po’ diverso è per i finanziamenti pubblici, spesso erogati a tassi agevolati o con quote a fondo perduto. In questo caso bisogna far attenzione alla burocrazia, che soprattutto in Italia soffoca spesso anche le migliori iniziative.

 

Venture Capitalist

finanziare startup tramite venture capital

Ecco i primi veri “steroidi” della crescita. I Venture capitalist investono ingenti somme in progetti ad alto rischio, sono solitamente società finanziarie specializzate nell’investimento in capitale di rischio. Il ricorso al Venture garantisce network estesi (spesso internazionali), conoscenze e (ovviamente) soldi. Sia i Venture Capitalist che i business Angel colmano, spesso, lacune operative riscontrabili nelle startup (mancanza di un network, mancanza di esperienza di business, mancanza di un supporto fiscale e legale). Questo, unito alle competenze verticali degli startupper, crea un substrato ottimo per la crescita della startup.

Ma allora quali sono gli aspetti negativi? Uno in particolare:

Maggiore è l’iniezione di denaro e di competenze maggiore è la perdita di controllo sulla tua startup. Senza grandi giri di parole rischiate di non essere più i padroni dell’azienda che avete creato.

 

Crowdfunding

finanziare startup tramite crowdfunding

Il crowdfunding non è altro che il finanziamento collettivo della tua startup. Un gruppo di persone investe il proprio denaro per sostenere il tuo sforzo imprenditoriale. È un buon metodo di finanziamento sia nella fase seed che nella growth. Inoltre ti permette di far conoscere il tuo prodotto/servizio (acquisendo clienti e visibilità).

I contro riguardano sicuramente i costi di lancio di una campagna di crowdfunding nonché il ritorno che bisogna garantire agli investitori (quote in caso di equity crowdfunding oppure prodotti/servizi in caso di reward Crowdfunding. Insomma nessuno fa niente per niente).

 

Il momento della exit

Nel mondo delle startup l’Exit (ad esempio tramite IPO, ovvero quotazione in borsa) è cosa buona e giusta.

La Exit è il momento in cui tutta la catena legata alla startup riceve valore.

L’exit è l’obiettivo principale di chi investe in startup ma è anche il fine degli imprenditori (seriali e non).

 

Ogni fase ha il suo finanziatore

In un precedente articolo abbiamo visto il ciclo di vita di una startup, proviamo ora a ragionare su quanti soldi potrebbero servire per crescere, da chi attingerli e su come investirli.

fasi di finanziamento di una startup

 

Conclusione

I soldi sono la benzina necessaria alla performance della tua startup, ma ricorda che non esistono soluzioni di finanziamento migliori o peggiori e soprattutto che ogni soluzione è da correlare con il business che stai sviluppando (prodotto o servizio? Che tipo di prodotto o servizio?) e con la situazione personale dei founders (se ti chiami Elon e dopo che hai venduto Zip2 per 300 milioni ti viene in mente di reinvestirne un milioncino nella tua nuova startup PayPal … beh direi che possiamo saltare tutta la parte su Friends, Family, Fools, Business Angel e compagnia cantante).

Oltre a ciò pondera sempre gli aspetti negativi e positivi di ogni possibile fonte di finanziamento (non solo in termini di apporto di denaro, ma anche di apporto di competenze, network, supporto tecnico ecc…).

L’ultimo consiglio, come sempre il più importante: sii pronto per ricevere il finanziamento che stai richiedendo. Non andare da un VC o da un Angel investor senza un business model consolidato e senza le tre T (team, traction e technology).

Questo articolo è tratto dalla nostra guida su come finanziare una startup, scritta in collaborazione con due esperti del settore.

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