Da idea a startup in 4 passi

 In Risorse per startup
da-idea-a-startup-1

Nei precedenti articoli abbiamo cercato di spiegare cos’è una startup, ne abbiamo analizzato il ciclo di vita per capire come può diventare grande, abbiamo posto il focus sul team della startup (molto più importante di qualsiasi bella idea) e abbiamo parlato della figura del mentor (come di una specie di Gandalf il Grigio che aiuta Frodo a portare il suo “pesante fardello” fin nelle viscere del Monte Fato) … scusate ma ho un debole per i libri di J.R.R. Tolkien.

Arrivati a questo punto facciamo qualche ragionamento su come trasformare un’idea in una startup, ovvero in un’organizzazione temporanea e destrutturata, alla ricerca di un modello di business replicabile e scalabile.

Per farlo userò una parolina magica, un approccio radicale utile per il lancio di tutte quelle iniziative innovative che navigano in un mare di nebbia in direzione di un profondo burrone: metodo lean startup. In italiano traducibile in meno spese, più velocità, focus sul cliente e occhio sempre rivolto al mercato, il cui sinonimo può anche essere: lancia la tua idea senza “giocarti la casa”, ascolta i feedback del mercato, migliorala ed implementala.

Cercherò di farlo condensando un lungo viaggio in 4 passi principali, in 4 step necessari per poter minimizzare i rischi derivanti dalla concretizzazione di un’idea innovativa.

da idea a startup

Parti con poco e getta le basi

sviluppare idea innovativa

Lanciare un nuovo prodotto sulla base della speranza che qualcuno lo comprerà è una pessima idea. Avere un’idea che non risolva un bisogno è un pessimo inizio. La finalità, soprattutto ora, è raccogliere informazioni dal mercato, fare esperienza e capire se c’è qualcun altro (oltre a te) che pensa che il tuo prodotto o servizio sia effettivamente utile. Chi pensa che sia necessario partire con uno zaino pieno di soldi sbaglia.

In questa fase bisogna restare leggeri e riempiere il nostro zaino con due cose:

  1. La prova che esiste un mercato per il nostro prodotto/servizio
  2. La definizione delle risorse a disposizione e dei propri punti di forza/debolezza

In questa fase ci è permesso testare e sbagliare, purché la nostra azione sia immediata. Evitare la paralisi da analisi, così come la ricerca asintotica della perfezione, sono le regole da tenere a mente all’inizio del nostro tortuoso viaggio. Questo ci permetterà di affinare, testare e modificare il nostro modello di business.

Analizza e raccogli dati dal mondo esterno

Soprattutto in fase iniziale l’analisi del mercato di riferimento è fondamentale (studio dei prodotti/servizi già sul mercato; analisi dei competitors; analisi dei comportamenti dei consumatori ecc..). Insomma, dati, dati, ancora dati, sempre più dati.

Cerca di validare la tua idea

C’è qualcuno che sarebbe disposto a pagare per il mio prodotto/servizio? Risolvo davvero un bisogno che le persone hanno? Che problema risolvo?

L’unico modo per dare una risposta a queste (e molte altre) domande è “andare sul mercato”. Parla con i tuoi potenziali clienti, prepara delle domande scritte e inviale ad un campione (più ampio possibile di potenziali clienti). Utilizza il web per ottenere dei riscontri reali e utili a validare la tua idea.

In parole povere se risolvi davvero un bisogno, se rispondi davvero ad un’esigenza allora stai partendo con il piede giusto.

Analizza le tue risorse

Alla base di qualunque progetto vi è un’analisi delle risorse a disposizione. Analizza i tuoi punti di forza e di debolezza, questo ti aiuterà anche nella costruzione di un team (o nella ricerca di un co-founder). Definisce dei parametri chiave (esempio tempo da dedicare al progetto, soldi da investire sul progetto, know-how tecnico e di business, visibilità e network a disposizione). Definire questi parametri e cercare un bilanciamento delle risorse è fondamentale (se il know-how è basso bisognerà impiegare del tempo per formarsi e per costruire una conoscenza di base. Oppure bisognerà attivare il proprio network per cercare una persona competente che voglia lavorare sul progetto).

Riassumendo: parti dall’idea, verifica le ipotesi, cerca di conoscere l’ambiente esterno e le risorse a tua disposizione minimizzando il rischio di commettere errori di valutazione.

La strategia per la tua startup, su cui dovrai basare il tuo vantaggio competitivo, deve derivare da un’attenta analisi interna (risorse core, competenze core) sommata ad un’attenta analisi esterna (mercato, settore, ambiente di riferimento). Queste sono le basi per definire Vision (analisi sul lungo periodo dell’evoluzione del settore di riferimento) e Mission (che ruolo strategico avrò all’interno del settore di riferimento?)

MVP e feedback dal mercato

da idea a startup

Abbiamo capito che le persone hanno un bisogno che noi potremmo risolvere. Abbiamo dei dati concreti in mano che ci “tutelano” dal pericolo di sviluppare ipotesi non verificate. Dobbiamo iniziare a testare il mercato e ad ascoltarne i riscontri.

In questa fase bisogna riempiere il nostro zaino con tre cose:

  • Una chiara e solida customer value proposition
  • Un Business Model Canvas versione 1.0
  • Un MVP per testare il mercato

E la tua value proposition qual è?

Dopo aver definito chiaramente cos’hai da offrire definisci una chiara Customer Value Proposition (CVP). Quali caratteristiche, particolarità, qualità rendono il tuo prodotto o servizio unico? Ricorda però che i vantaggi dati dal tuo prodotto/servizio, che il valore del tuo prodotto/servizio, devono essere riconosciuti dal cliente.

Una chiara CVP fornisce argomentazioni solide sul perché il cliente dovrebbe spendere soldi per comprare il tuo prodotto/servizio.

“Dipingi” il tuo Canvas 1.0

Il Business Model è l’insieme dei processi che consentono alla tua attività di funzionare e di essere sostenibile. E’, in parole povere, l’architettura del valore (value creation + value capture = value architecture). Utilizza il business model Canvas, eventualmente declinato con le varianti del Value Proposition Canvas o del Lean Canvas che ben si applicano al mondo startup.

All’inizio struttura la versione 1.0 del tuo Business Model Canvas, che ti dà la possibilità di semplificare il tuo modello di business, di averne una visione chiara e di non tralasciarne alcun aspetto fondamentale.

Il Business Model Canvas sarà uno strumento prezioso ed iterativo, ovvero dovrà essere aggiornato man mano che si evolverà (o modificherà) la tua idea di business e quindi il tuo modello di business.

Idee chiare e semplici

B2B ma anche B2C. Creare un E-Commerce, ma vendere anche in un negozio fisico. Voler fare tutto, oppure non avere un’idea chiara sulla propria identità non è una buona idea. Stiamo per lanciare il nostro MVP (o prodotto pilota).

Non cercare la perfezione, testa il mercato

Non hai una chiara idea del tuo business. Non hai ancora il prodotto/servizio che avevi in mente. Tutto è imperfetto, parziale, semplificato. Benissimo, testa il mercato! Non aspettare, costruisci (spendendo il meno possibile) un MVP (minimum Viable Product) che ti permetta di testare il mercato, di trarne preziosi feedback e di implementare il tuo prodotto/servizio.

L’MVP è un prodotto/servizio non ancora sviluppato in dettaglio, ma che contiene tutte le caratteristiche essenziali rispondenti alla CVP. Il lancio di questo prodotto/servizio ci permette di migliorare, modificare, implementare il nostro prodotto/servizio e magari di vendere prima ancora di aver costituito l’azienda e di avere un prodotto finito.

Business plan e prodotti reali

sviluppo idea innovativa

Una volta lanciato il nostro MPV, dopo aver “drizzato” le orecchie ascoltando il mercato, possiamo tornare al tavolo di lavoro per aggiustare quello che non funziona.

In questa fase bisogna riempiere il nostro zaino con due cose:

  • Il prodotto reale ed il calcolo del product/market fit
  • Il Business Model Affinato (Canvas versione 2.0 e successive) e il business plan

Il tuo prodotto è apprezzato dal mercato?

Direi che sembra scontato, ma l’obiettivo è vendere prodotti e servizi apprezzati dal mercato. Questo è il product/market fit, ovvero essere presenti in un settore con un prodotto/servizio adatto a soddisfare i bisogni dei clienti di quel settore.

Esistono diversi modi per calcolare il PMF, ma il più semplice e veloce è il cosiddetto “metodo Sean Ellis” (che consiste in interviste mirate per capire il grado di soddisfazione del cliente).

L’obiettivo non è vendere, l’obiettivo è migliorare il nostro prodotto/servizio implementando i riscontri del mercato in n revisioni.

Canvas 2.0 e versioni successive

L’abbiamo detto al punto 2, ma tanto vale ricordarlo: il business model Canvas è uno strumento dinamico. State lavorando bene se in questa fase siete al Canvas 2.0 o oltre. Criticate, migliorate, modificate e abbandonate le vostre idee di base.

Il Business Plan per la tua startup

Detto in parole povere (e mie) il business plan è un documento su cui scrivere tutte le assunzioni legate ad un’attività imprenditoriale al fine di verificarne la fattibilità tecnico-economica e al fine di definirne l’evoluzione temporale, con l’obiettivo di raggiungere il break even point nel minor tempo possibile.

È un documento necessario di cui non voglio sminuirne il ruolo e l’importanza, ma di cui bisogna parlare solo in questa fase. Non fate l’errore di partire dal business plan, di sprecare tempo gettando le basi su assunzioni non dimostrate, facendo “quadrare i numeri” e dimostrando che dopo 18 mesi e 6 giorni raggiungerete il break even point.

La crescita

come sviluppare idea innovativa

Sarò breve: il passo 4 è una conseguenza delle buone azioni fatte in precedenza. In questa fase dovete crescere, lavorare sull’innovazione continua e sull’ottimizzazione dei processi per diventare grandi. La regola del gioco è quella di non chiudersi in se stessi ma di lavorare, giorno dopo giorno, indossando gli stessi occhiali che indossano i vostri clienti.

Post recenti
Showing 4 comments
  • Giuseppe Falcione

    Molto utile e chiaro. Manca un aspetto che forse e’ la domanda piu’ difficile: una volta che si e’ percorsi i vari step, domandarsi :dopo, cosa si vuol fare da grandi? E sviluppare scenari alternativi.

  • Fabio

    Buongiorno Giuseppe,
    innanzi tutto grazie per aver letto l’articolo. Lo spunto è sicuramente utile e le risposte alle tue domande per nulla semplici.
    Il “cosa si vuol fare da grandi” lo metterei in cima al viaggio, prima ancora di partire. Sicuramente non sarà chiaro il modo con il quale si riuscirà a raggiungere l’obiettivo finale, non si vedrà chiaramente la strada, ma l’obiettivo ultimo dev’esserlo.
    Ti faccio un esempio che mi ha colpito leggendo il libro “Shoe Dog” che racconta la storia di Phil Knight, fondatore di Nike.
    Phil Knight, podista e sportivo, sapeva esattamente cosa voleva fare da grande: mettere a disposizione degli atleti e degli sportivi americani scarpe economiche ma di ottima qualità. Lo fa, inizialmente, importando Tiger dal Giappone, viaggiando, inventando, inventandosi e cambiando rotta quando necessario.
    Leggendo la sua storia, come molte altre, si capisce come l’obiettivo ultimo sia chiaro.
    Lontano, magari folle, forse irraggiungibile, ma chiaro.
    Questo permette anche di trovare scenari alternativi e cambiare strada quando necessario.
    In definitiva se si ha chiaro il “cosa si vuol fare da grande” si troverà anche il “come”.
    Fabio

  • Francesca Sonia

    Scrivi molto bene, articoli utili, chiari e concreti. Ne ho trovati pochi così fatti bene. Perché non scrivi un libro???

  • Fabio De Martino

    Gentile Francesca, Grazie per la lettura degli articoli e per il commento.
    Più che scrittore direi che interpreto bene il ruolo di assiduo lettore.
    Ritengo di non avere competenze e “spessore” necessario per scrivere un libro.
    Fabio

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Inizia a digitare e premi invio per effettuare una ricerca