Exit Strategy: come, quando e perché.

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strategia uscita

Quante cose ci sono da dover tenere in considerazione quando si crea una startup innovativa!

Adesso oltre a dover raggiungere velocemente il mercato, fare presa su di esso e preoccuparmi di tutto quello che gira intorno devo anche pensare ad una exit strategy?

Se stai avviando la tua startup o hai intenzione di muovere i primi passi verso questo tortuoso cammino del “fare impresa” la risposta è sì, dovrai avere chiaro sin da subito tutte le variabili in gioco, compresa quella dell’exit.

 

Perché è importante l’exit strategy

Avere un’idea e svilupparla ci obbliga a tenere in considerazione diverse variabili ma cosa succede una volta strutturato il business? Arriverà un momento in cui ci troveremo di fronte ad un ulteriore domanda: “Cosa succede dopo?”.

Ipotizziamo per un attimo di aver avviato il tutto, iniziamo a monetizzare, modifichiamo modelli e variabili, ampliamo il nostro network e ragioniamo su come acquisire nuovi clienti. Fatto ciò arriveremo ad un punto, che non definirei cieco, ma un momento della nostra impegnatissima vita da CEO dove inizia a diventare tutto un po’ meno movimentato e più automatizzato.
Perché? Mi permetterei di dire che forse non è stato preso davvero tutto in considerazione.

Hai progettato sin dall’inizio il futuro che ti attende?

Lo sviluppo di un’impresa o più precisamente di una startup implica obbligatoriamente l’obiettivo di monetizzare l’attività e di ottenere un importante ritorno economico che trova il suo massimo nella fase di exit. Proprio per il motivo appena citato è importante prevedere e interessarsi già in fase di progettazione ad una ipotetica strategia di uscita.

Effettuare una exit strategy non vuol dire abbandonare la nave nel momento in cui si navigano mari agitati ma può essere vista come una mossa intelligente da osservare e studiare come un’opportunità da cogliere.

Il tutto potrebbe essere riassumibile con una domanda: cosa hai intenzione di fare quando la tua piccola startup è diventata abbastanza grande da poter camminare da sola?

Quello della Exit Strategy è uno studio importante in quanto permette di decidere la strada migliore da percorrere in caso di successo o meno.

 

Le varie exit strategies

Esistono 4+1 strade o modalità differenti per effettuare una exit strategy, ognuna di queste risponde ad una esigenza diversa.

Voglio togliervi da subito il pensiero del +1, in realtà sono quattro le principali strategie quindi inutile arrivare alla fine per dirvi che esiste una quinta strada percorribile, ovvero quella di non effettuare nessuna exit. Un imprenditore è libero di adottare la miglior soluzione ed in questo caso, se il business è valido, consolidato, ad alto rendimento, potrebbe tranquillamente continuare a gestire la società.
La scelta corretta in questo caso potrebbe essere proprio quella di non adottare nessuna strategia di uscita.

Vorrei però fare una precisazione, la strategia in questione sta a significare letteralmente non fare nulla oppure che non è ancora arrivato il momento di fare qualcosa. Detto ciò, tieni sempre a mente quale potrebbe essere un futuro piano per effettuare l’exit (inteso come monetizzare al massimo) perché il momento arriva per tutti.

Strategia numero 1: Acquisizione

Inserita al primo posto in quanto risulta essere quella presa in considerazione il più delle volte, prevede la vendita della startup ad una grande impresa che ha come obiettivo quello di trarre più profitto possibile dalla tua creazione. È possibile in questo caso continuare a lavorare per la propria azienda lasciando inalterate le cariche manageriali e collaborative, ma la proprietà è altrui.

 

Strategia numero 2: Acquihires

La seconda strategia di uscita prende il nome dalla combinazione di due parole: acquisizione (acquisition) e assunzione (hiring). Questa prevede “l’acquisto” della tua società da parte di un’organizzazione che è interessata principalmente al capitale umano. L’azienda che decide di compiere questa operazione infatti è poco interessata al prodotto o servizio che stai commercializzando ma piuttosto alle competenze delle persone al suo interno. Bisogna tenere in considerazione che questo significa che la tua startup potrebbe scomparire o passare in secondo piano in quanto il team sarà impiegato a far funzionare altri servizi che la società acquirente possiede o sta sviluppando.

È una tecnica molto in voga tra le Big americane come Google, Facebook o Twitter che acquistano aziende soprattutto per le competenze e le capacità che il Team possiede, utilizzandole per scopi ed obiettivi propri.

 

Strategia numero 3: Mergers e Acquisitions

È una particolare strategia d’uscita, simile all’acquisizione ma con fini diversi.

Secondo questa metodologia un’azienda di grandi dimensioni decide di acquisire la tua startup tramite ad esempio un processo di fusione.
Questa scelta permette di accedere al know-how dell’azienda acquisita in modo da fornire all’acquirente la possibilità di sviluppare internamente una parte di business che, senza una collaborazione ben definita, rimarrebbe più complicata da far sviluppare esternamente e che quindi richiederebbe uno sforzo maggiore.
In questo scenario ci troviamo di fronte a due imprese che collaborano insieme per raggiungere obiettivi più grandi ed una maggiore competitività sul mercato.

Un ottimo esempio di questa strategia è quello tra Facebook e Whatsapp, una soluzione vincente per entrambi nel quale si acquisiscono competenze e strumentazioni che permettono di puntare ad una crescita più rapida.

 

 Strategia numero 4: Stock Market

L’entrata in un mercato azionario pone la startup davanti alla scelta di vendere azioni. L’ingresso in un mercato azionario si effettua attraverso quella che viene chiamata IPO (initial public offering ovvero offerta pubblica iniziale). Una decisione che può risultare davvero vantaggiosa se la startup ha raggiunto un buon livello di maturazione e se si pensa che l’azienda potrà continuare a vivere grazie al capitale degli azionisti che credono nel progetto.

 

L’exit strategy negativa: liquidazione e chiusura

Sentiamo spesso parlare di fallimenti e del fatto che solo 1 startup su 10 riesce a portare a casa buoni risultati. Per le altre nove che pur avendo ipotizzato un futuro migliore non resta che effettuare l’uscita definitiva ad incasso zero.

Non potremmo parlare di strategia perché nessuno immagina il fallimento del proprio prodotto ed infatti non viene menzionata tra le quattro principali. In questo caso se si è ancora in tempo suggerisco di provare a modificare il proprio modello di business; analizzando ad esempio le varie metriche potrebbe venir fuori qualche idea o funzionalità non presa in considerazione precedentemente che possa risollevare l’impresa. Nel caso contrario si procede alla liquidazione del Team e alla chiusura della startup. Non ci rimane che imparare dal fallimento.

 

Quando fare una exit strategy?

Sin dall’inizio di questo articolo ho portato alla tua attenzione l’importanza di strutturare già dai primi momenti un’ipotetica strategia d’uscita, questo perché il momento giusto nessuno sa quando si presenterà.

Non è possibile infatti dare una risposta precisa.

Pensare quindi già in fase embrionale quale strada percorrere porta a tenere alta l’attenzione anche su quello che può renderla attraente. Pensarci dopo può essere tardi se non rischioso.

Se state sviluppando un’idea inizia a ragionare anche su come potrebbe essere la tua exit.
Magari può essere utile anche a definire qualche dettaglio non ancora strutturato.
Prendi spunti e basati su storie ed esperienze altrui, in Startup Geeks puoi sempre trovare un punto di riferimento grazie alle interviste alle startup italiane.

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