Lavorare nel Fintech: ecco i 4 profili del momento e quanto guadagnano

 In Nuove professioni digitali
lavorare nel fintech

Il termine FinTech ha ormai superato il perimetro dei professionisti operanti nel settore dei financial services, entrando pienamente nel vocabolario di quanti, a vario titolo, seguono l’evoluzione delle tecnologie dell’informazione. Le conseguenze della rivoluzione digitale sul settore Banking & Insurance sono ormai pienamente in atto e, al pari di quanto avviene in altre industries, rappresentano una vera e propria cesura storica.

La digitalizzazione dei servizi esistenti e l’introduzione di schemi alternativi basati su nuove tecnologie, sfidano i modelli organizzativi consolidati, con ovvie ripercussioni anche sulle professionalità e competenze richieste in azienda.

Non solo. L’impellente richiesta di innovazione, necessaria al mantenimento della competitività, ha reso in parte inefficienti i modelli di ricerca e sviluppo tradizionali, confinati all’interno del perimetro aziendale, aprendo la strada al modello dell’open innovation e all’ingresso delle startup in un settore, fino a pochi anni fa, dominato da istituzioni finanziarie con retaggi anche secolari.

Henry W. Chesbrough, nel suo saggio “The era of open innovation”, definisce già nel 2003 le linee guida per un ripensamento dei fondamentali dell’area R&D delle aziende. L’ottenimento di tecnologie, idee e competenze attraverso l’acquisizione di una startup attiva nel settore d’interesse diventa dunque una prassi consolidata che integra e a volte sostituisce l’attività autonoma di ricerca e sviluppo.

A fronte degli ormai innumerevoli casi di successo che possono essere citati ad esempio, oggi si assiste a un’accelerazione del fenomeno dell’autoimprenditorialità e a una fioritura di startup attive nell’ambito fintech. Le opportunità di lavoro per i professionisti dell’information technology sono dunque numerose e afferenti a diverse tecnologie: vediamo insieme quali sono quattro delle figure più richieste nel Fintech.

Blockchain Developer

profili fintech più richiesti

La tecnologia blockchain, comunemente (ed erroneamente) associata al solo concetto di cripto-valuta (vedi BitCoin), è in realtà il cardine di un fenomeno che sta spostando i sistemi di transazione tradizionali verso un modello distribuito, trasparente e sicuro.

Il blockchain developer è il professionista al centro di questa rivoluzione e rappresenta uno dei ruoli più richiesti dalle startup Fintech. Tipicamente laureato in ingegneria informatica o computer science, si occupa del design, dello sviluppo e del testing delle tecnologie blockchain.

Le competenze di base sono costituite da una solida esperienza di sviluppo sui maggiori stacks tecnologici, dal possesso di buone conoscenze in materia di crittografia, familiarità con networks peer-to-peer e progetti open-source oltreché dall’attitudine a lavorare su codebases particolarmente estesi. La richiesta di questa professionalità è in continuo aumento con caratteristiche esponenziali nel medio-breve termine.

Il benchmark retributivo per questo profilo non è dunque al momento facilmente definibile, con RAL riscontrabili sul mercato del lavoro che partono da 40.000€ per figure più junior e che arrivano a superare i 100.000€ in presenza di professionisti strutturati.

Artificial Intelligence Software Developer

ruoli fintech più richiesti

Altro segmento di figure professionali particolarmente interessante e richiesto in ambito fintech è quello legato allo sviluppo di tecnologie di autoapprendimento o machine learning e all’intelligenza artificiale, utilizzate nel settore fintech per finalità legate alla business intelligence o all’attribuzione di un rating creditizio, ma non solo. Si tratta infatti di un tema vastissimo che, al pari della blockchain, possiede un potenziale applicativo che travalica i confini del fintech ma che, nell’ambito della tecno-finanza stessa, promette comunque grandi cose.

La figura più richiesta in questo settore è l’artificial intelligence software developer, uno sviluppatore di soluzioni robuste, scalabili e integrabili in un pre-esistente ecosistema di data management e analytics. Le tecnologie privilegiate sono statisticamente R, matlab, Phyton, C/C++, CUDA e Torch. Indispensabile una laurea in ingegneria informatica, computer science o data science. Il range retributivo di questo profilo è, anche in questo caso, difficilmente prevedibile e strettamente legato, oltreché alla seniority, anche alle capacità di salary actraction della startup o scaleup del caso. Parliamo mediamente di salari che vanno da un minimo di 35.000€ a un massimo di circa 80.000€ lordi annui.

Cyber Security Specialist e Ethical Hacker

lavorare nel fintech

Se blockchain e artificial intelligence sono i temi “hot” del momento destinati a guadagnare completamente la scena nel prossimo futuro, la cyber security è invece una necessità ormai pienamente consolidata e non procrastinabile. Il fenomeno ha dunque da alcuni anni favorito la nascita di cyber security startup, create per rispondere alla domanda di sicurezza delle aziende del settore banking e financial services, ma non solo.

Le figure di riferimento in questo settore sono il cyber security specialist e l’ethical hacker. Il primo è un professionista poliedrico, che unisce competenze tecniche a capacità di analisi con un approccio prevalentemente funzionale. Si occupa di monitorare la vulnerabilità dei sistemi software, delle reti e dei data center implementando e aggiornando strumenti e sistemi di difesa, identificando le falle e mettendo in atto azioni volte a contrastare eventuali intrusioni.

L’ethical hacker (o penetration tester) è una figura invece pienamente tecnica, contrapposta agli hackers malevoli. Le capacità tecnologiche dell’ethical hacker consentono di simulare un attacco informatico in piena regola, permettendo di scovare le vulnerabilità e testare la qualità della risposta dei sistemi di sicurezza prima che questi vengano sottoposti a una sollecitazione reale.

Nel mondo sono ormai decine le startup attive nel settore della cyber security, dall’israeliana Cognigo, guidata da Guy Leibovitz, alle statunitensi Luminate Security e Opaq. In Italia, tuttavia, rimangono ancora ampi i margini per gli startuppers che volessero fornire delle soluzioni alla domanda crescente di sicurezza informatica con ovvie ripercussioni sul mercato del lavoro.

Gli spazi per costruire la propria professionalità nei citati ambiti della blockchain, dell’intelligenza artificiale e della cyber security sono dunque abbondantemente alla portata di molti, dai neolaureati in discipline informatiche a chi, pur con un’esperienza consolidata, volesse riconvertire o incrementare le proprie capacità in un settore, quello del fintech, che appare in questo momento il più affamato di competenze in tal senso.

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