Il FinTech Sandbox in Italia: struttura ed utilizzo

Fintech Sandbox in Italia

Sulla scia degli altri Paesi europei (Regno Unito e Olanda su tutti), che sin dal 2016 hanno approvato norme volte ad avviare sperimentazioni in ambito fintech, l’Italia si sta per dotare del regolamento contenente le regole di funzionamento del sandbox italiano, attualmente in fase di revisione finale presso il MEF e le Autorità competenti (Consob, Bankit ed IVASS).

Il regolamento completerà il procedimento normativo iniziato nel giugno 2019 con il Decreto Crescita, il quale ha istituito il sandbox fintech italiano, precisando i principi e le finalità dello stesso.

Il chiaro obiettivo è quello di stimolare la crescita di modelli di business emergenti, adeguando le normative finanziarie al ritmo delle aziende più innovative.

L’Italia vuole diventare terreno fertile per far crescere le fintech nostrane, nonché aumentare la sua attrattività verso iniziative ed investimenti esteri.

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Questo articolo è stato scritto dall’Avv. Gianluigi Guida e dal Dott. Alessandro Di Marco Sbaraglia, entrambi di Guida & Associates che dal 1976 si occupa di soluzioni legali innovative e pragmatiche nel diritto digitale, amministrativo e di famiglia.

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CHE COS’E’ IL SANDBOX?

Il sandbox (letteralmente in inglese il “recinto di sabbia” dove giocano i bambini) è l’espressione usata nel linguaggio informatico per indicare “un periodo di prova” durante il quale gli sviluppatori testano nuovi programmi in fase di embrionale, prima che vengano lanciati nel mercato.

Contestualizzando nel settore giuridico e finanziario, il sandbox fintech è un’area di sperimentazione di attività bancarie, finanziarie o assicurative che possono beneficiare di alleggerimenti in termini di costrizioni e limiti dettati dalle norme esistenti.

ED IN ITALIA?

In Italia, il sandbox è stato istituito dal legislatore nel giugno 2019 con il Decreto Crescita. È definito come “una sperimentazione relativa alle attività di tecno-finanza (FinTech) volte al perseguimento – mediante nuove tecnologie quali l’intelligenza artificiale e i registri distribuiti – dell’innovazione di servizi e di prodotti nei settori finanziario, creditizio, assicurativo e dei mercati regolamentati”.

La norma principale ha delegato il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ad emanare i regolamenti necessari per definire le condizioni e le modalità di svolgimento della sperimentazione. Il MEF ha quindi lavorato su una bozza di regolamento, che è stata poi sottoposta a consultazione pubblica per raccogliere contributi dagli attori interessati. Molti operatori del settore, sin dall’emanazione della norma, hanno accolto con favore l’iniziativa italiana in quanto il sandbox può rappresentare una valida opportunità di crescita, un mezzo per ridurre i costi, per sperimentare nuove soluzioni e prodotti e per possedere una sorta di certificazione di qualità (seppure non formale), nonché una notevole possibilità di adempiere più efficientemente alle normative vigenti.

Non sono, tra l’altro, da sottovalutare le conseguenze virtuose che il sandbox può generare sia nei confronti degli investitori (ed altri grandi player come le banche), i quali saranno incoraggiati a finanziare progetti fintech in Italia grazie alla presenza di un quadro normativo semplificato ed al tempo stesso regolamentato, e sia dei clienti delle attività ammesse al sandbox, i quali potranno ottenere prodotti innovativi ma al tempo stesso anche maggiormente supervisionati dalle Autorità.

 

COME FUNZIONA?

Il Sandbox ha le seguenti caratteristiche:

  1. una durata massima di diciotto mesi (prorogabili per ulteriori 12 mesi);
  2. requisiti patrimoniali ridotti per le attività ammesse a partecipare;
  3. adempimenti semplificati e proporzionati alle attività che si intendono svolgere;
  4. procedure autorizzative con tempistiche ridotte.

Il tutto nel rispetto delle norme inderogabili previste dall’Europa.

È stato, inoltre, istituito il Comitato FinTech, che ha il compito di “individuare gli obiettivi, definire i programmi e porre in essere le azioni per favorire lo sviluppo della tecno-finanza, anche in cooperazione con soggetti esteri, nonché di formulare proposte di carattere normativo e agevolare il contatto degli operatori del settore con le istituzioni e con le autorità”.

 

QUALI ATTIVITA’ POTRANNO ACCEDERE?

La sperimentazione è concessa a quelle attività che generalmente per poter essere esercitate necessitano di un’autorizzazione o di una qualche forma di registrazione da parte dell’Autorità competente, ossia che rientrino nel cosiddetto “perimetro regolamentato”. Se non vi rientra, difficilmente avrà bisogno di un Sandbox “regolamentare”.

Va però precisato che le tre Autorità di Vigilanza Europee hanno ribadito che il Sandbox non può mai derogare alla necessità di un’autorizzazione: questo sta a significare che la deroga potrebbe riguardare non l’autorizzazione in sé, ma solo i singoli aspetti che riguardano i presupposti per ottenere l’autorizzazione o le modalità di esercizio dell’attività.

Un’attività FinTech ammessa in sandbox potrà, ad esempio, (i) godere di deroghe normative transitorie (pur sempre tutelando i consumatori e con la presenza di specifiche salvaguardie), (ii) sperimentare su scala ridotta e per un periodo limitato prodotti e servizi innovativi che, in assenza di sandbox, probabilmente non potrebbero essere prestati a causa di norme anacronistiche o di dubbia applicabilità (le cosiddette “aree grigie del diritto”), e (iii) beneficiare di adempimenti semplificati e proporzionati . Nel caso in cui, al termine del periodo di sperimentazione, la fase di test si completi in modo positivo, le imprese potranno procedere con il processo autorizzativo standard.

Per conoscere i criteri e le regole per essere ammessi alla sperimentazione, nonché quelle di funzionamento tecnico, è però necessario attendere il regolamento attuativo da parte del MEF che, come detto, dovrebbe essere finalmente in fase di emanazione.

 

IN CONCLUSIONE

Al centro del progetto del Sandbox italiano c’è l’innovazione, espressa sia in termini di protezione degli interessi pubblicistici dei consumatori, sia delle aziende, le quali saranno in grado di innovare in un contesto regolamentato ma al contempo agevolato.

Una volta che saranno operative le regole tecniche definitive, il sandbox italiano faciliterà l’introduzione di soluzioni innovative sul mercato, garantendo una maggior tutela del cliente e riducendo i rischi sia per il consumatore finale che per i grandi player internazionali che decideranno di investire sul nostro territorio.

Di non meno importanza, il sandbox potrà essere di impulso per l’accesso ai finanziamenti e capitali, fungendo da vero e proprio indicatore di qualità, riducendo, nel contempo, l’alone di incertezza delle attuali norme del perimetro regolamentare.

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