7 lezioni di business da imparare dalle startup fallite

 In Impariamo dai fallimenti
Startup Fallite: Lezioni di business

Nel mondo delle startup spesso c’è la tendenza a focalizzarsi solo su “quelle che ce la fanno”, che sopravvivono al periodo di rodaggio ed evolvono in aziende vere e proprie oppure vengono acquisite dal gigante di turno.

E quelle che invece non ce la fanno? Secondo Startup Genome il tasso di mortalità delle startup è del 92%. Solo 8 startup su 100, dunque, sopravvivono e si beccano l’attenzione dei media, mentre tutte le altre finiscono praticamente nel dimenticatoio (qui puoi scoprire perchè le startup falliscono).

La verità, però, è che si possono trarre molti più insegnamenti dalle startup fallite piuttosto che da quelle che hanno avuto successo. Imparare dalle startup fallite, a posteriori, sembra semplice, ma per le persone che vivono la startup 24/7, non è facile vedere gli errori nel mentre. In questo articolo, dunque, vogliamo condividere con te 7 preziose lezioni di business tratte dai fallimenti di alcune promettenti startup.

 

Trova un mercato (abbastanza grande)

Uno dei motivi per cui le startup spesso falliscono è la mancanza di un mercato: nel 42% dei casi il mercato di riferimento è troppo piccolo o addirittura inesistente.

È il caso di Kitchensurfing, una startup americana fondata nel 2012.

 

 

Kitchensurfing offriva un servizio davvero esclusivo: inviava a casa dei propri clienti chef professionisti per preparare una cena da leccarsi i baffi.

Un’idea davvero originale, l’ideale per chi desidera gustare ottime pietanze senza spostarsi da casa. Peccato che il servizio offerto non sia stato in grado di generare una domanda di mercato sufficiente per rendere sostenibile il business, costringendo così Kitchensurfing a chiudere nel 2016.

 

Costruisci un business model sostenibile

I clienti sono importanti per qualunque tipo di business, dal supermercato sotto casa alla grande multinazionale hi-tech, ma senza un business model solido la tua startup si schianterà come un missile nell’oceano.

È il caso di Peppertap, una startup indiana fondata nel 2014 e fallita appena un anno e mezzo dopo.

 

 

Peppertap voleva rivoluzionare la spesa, offrendo un servizio di consegna di generi alimentari a costi minimi. Per acquisire e fidelizzare una vasta customer base, ha iniziato ad offrire i propri servizi a prezzi ridicoli, incassando così ingenti perdite per ogni ordine.

Tuttavia il team di Peppertap si è presto reso conto dell’insostenibilità di questo business model e ha deciso di chiudere i battenti ad aprile 2016, prima di esaurire tutti i fondi raccolti.

 

Assumi lentamente e in modo efficiente

Anche se una startup deve crescere e svilupparsi, ciò non significa che la sua crescita sia proporzionale al numero di dipendenti assunti. Quello che spesso accade, però, è che molte startup, dopo aver raccolto cospicui finanziamenti, si diano alla pazza gioia e inizino ad assumere in modo incontrollato nuovi dipendenti, sperando in questo modo di accelerare la crescita.

È il caso di TinyOwl, una startup indiana fondata nel 2014.

 

TynyOwl aveva realizzato un’app di food delivery, offrendo il servizio di consegna a domicilio in 10 città indiane. Tuttavia a settembre 2015 la startup ha licenziato ben 300 dipendenti: se il management avesse ponderato fin dall’inizio una corretta politica delle assunzioni, forse non si sarebbe trovato nella condizione di effettuare licenziamenti di massa, evitando peraltro di dissipare i propri fondi.

 

Investi risorse nel marketing

Per quanto perfetto o grandioso sia il prodotto o servizio della tua startup, sappi che non si venderà da solo. La verità è questa: senza una strategia di marketing, sarà molto difficile fare decollare le vendite.

È il caso di PlayCafe, una startup fondata nel 2006.

 

 

PlayCafe aveva creato un network online di game show, ai quali i giocatori potevano partecipare, creare dei team, chattare o sfidarsi tra loro. L’errore commesso dalla startup è stato quello di non investire a sufficienza nel marketing, sia in termini di risorse finanziarie che di personale, per raggiungere il pubblico di riferimento. Nel 2009 i fondatori hanno deciso di mettere offline la piattaforma e restituire i fondi agli investitori.

 

Sii sempre pronto al cambiamento

Nulla resta così com’è oggi, soprattutto nel mondo degli affari. E se non sei pronto ad affrontare il cambiamento e surfarlo come un’onda, il tuo business ne sarà travolto.

È il caso di Yik Yak, startup fondata nel 2013.

 

 

Yik Yak aveva creato un’app di messaggistica anonima, la quale riscosse molto successo al momento del rilascio, diventando molto popolare tra gli studenti universitari. Tuttavia presto ha cominciato a perdere fascino, venendo surclassata da altre app di messaggistica e appuntamenti, come Snapchat, Tinder e Grindr.

Peraltro, come se ciò non bastasse, l’anonimato, principale motivo del successo dell’applicazione, si è presto rivelato un problema, sfociando in casi di cyber bullismo: Yik Yak non è stata all’altezza nella risoluzione di questi problemi e nel 2017 ha chiuso i battenti.

 

Risolvi problemi, non vendere prodotti (inutili)

La differenza tra un prodotto di successo e un prodotto fallimentare sta nel valore che esso genera per il cliente, ossia nella sua capacità di risolvere un problema di mercato. Se la tua startup vende un prodotto di cui i clienti possono benissimo fare a meno, allora il fallimento è garantito.

È il caso di Juicero, startup fondata nel 2013.

 

 

Quello di Juicero può essere definito come un autentico epic fail. Dopo aver lanciato la campagna di crowdfunding nel 2013, ha rilasciato il suo prodotto solo nel 2016: un dispositivo per spremere i succhi dai sacchetti di frutta venduti dalla stessa startup. Il costo? 699 $, un po’ tanto per un dispositivo che ha una semplice funzione.

Il fallimento non tardò ad arrivare: Bloomberg dimostrò i sacchetti di frutta venduti dalla società si potevano spremere usando anche solo le mani, sicché la macchina venduta era praticamente inutile, oltre che costosa. Nel 2017 Juicero ha annunciato la chiusura, offrendo un rimborso a tutte le persone che avevano acquistato la macchina.

 

Sul mercato vince sempre l’esecuzione migliore

Essere la prima società ad offrire un nuovo prodotto/servizio sul mercato può sembrare un grande vantaggio, ma i dati dimostrano il contrario: secondo l’American Marketing Association, il 47% dei first mover fallisce.

È il caso di Quixey, una startup californiana fondata nel 2009.

 

Nata come motore di ricerca per app, Quixey aveva in seguito fatto un pivoting, focalizzandosi sullo sviluppo di assistenti digitali per app. Sfortunatamente per Quixey, Apple e Google hanno deciso di fare altrettanto. E l’hanno fatto meglio.

È vero, combattere contro due giganti come Apple e Google, che hanno a disposizione budget da miliardi di dollari, è una battaglia tutt’altro che equa. Tuttavia questo a maggior ragione dimostra che la sfida competitiva la vince chi attua l’esecuzione migliore, non chi agisce per primo. E Quixey alla fine ha perso, chiudendo nel 2017.

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