Intervista a Giorgia Leonardi: Founder e CEO di BEAWaRe

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BEAWaRe è una startup che nasce dalla volontà di snellire in modo smart e digitale la transizione verso una gestione sostenibile e meritocratica dei rifiuti.

In quest’intervista, Giorgia Leonardi, Founder e CEO di BEAwaRe, ci ha raccontato l’idea dietro la Startup, la sua esperienza con lo Startup Builder, i suoi consigli per trovare degli investitori, l’importanza di formarsi in ambito imprenditoriale, e molto altro.

Buona lettura!

 

Giorgia, ci vuoi raccontare come è nata l’idea alla base di Beaware, in che momento e da parte di chi?

L’idea nasce nella primavera del 2021, ma era molto diversa da quello che è BEAWaRe oggi. Stavo finendo il mio dottorato in Ingegneria Meccanica e ho detto a Daniele Dessi, ricercatore al CNR e mio relatore, che volevo trovare un’applicazione nella sostenibilità per la tecnologia che stavamo sviluppando (un sistema di produzione alternativa dell’energia per l’alimentazione di elettronica) e che però fosse slegata dall’ambiente della ricerca.

Da romani, abbiamo subito pensato ai rifiuti! In particolare ad un sensore per monitorare il riempimento dei cassonetti stradali. Abbiamo pensato di svilupparla in forma di startup perché volevo provare ad avere la responsabilità di portare avanti un progetto senza dover sottostare ai vincoli del mondo della ricerca, che rallentano i progetti e difficilmente li portano ad avere uno sbocco commerciale.

Ho anche coinvolto quasi immediatamente i miei amici (e ora soci) Lorenzo Oliva, maker e programmatore, e Caterina Maggi, economista e all’epoca consulente nel settore multiutility (energia e rifiuti). In fase di validazione ci siamo poi accorti che il sensore, o meglio i cassonetti pieni, erano solo la punta dell’iceberg. Fino al 2023 ci siamo dedicati alla Tariffa Puntuale, una tassa rifiuti che premia con sconti i cittadini che riciclano di più, supportando i Comuni a renderla operativa, data-driven e quindi effettivamente efficace.

La Tariffa Puntuale viene dal Pay As You Throw europeo ed è diffusa quindi in più Paesi. Tuttavia, dopo un anno di go to market, 4 Comuni clienti, €50k di contratti chiusi e un progetto da €450k in vista, non eravamo soddisfatti del nostro modello di business, il B2G, che non ci faceva crescere abbastanza velocemente. Abbiamo quindi, ad inizio 2023, sviluppato e lanciato un nuovo prodotto B2B rivolto al settore industriale incentrato su tracciamento rifiuti e pianificazione dell’economia circolare.

 

Come descriveresti ora Beaware in poche parole?

BEAWaRe è un SaaS per la gestione della tracciabilità dei rifiuti industriali che trasforma i rifiuti in risorse di valore per l’economia circolare grazie all’analisi dati per mezzo di AI e al forecasting della produzione.

 

Cosa o chi ha spinto Giorgia, partendo da quell’idea, a voler creare una startup e quindi a partecipare allo startup builder?

Come accennato, volevo staccarmi dal mondo della ricerca, ma pur sempre sviluppare un progetto. Il mondo della startup mi è sembrato il giusto compromesso fra invenzione, concretezza e utilità sociale. Tuttavia nessuno di noi aveva alcuna esperienza in ambito imprenditoriale, quindi abbiamo pensato che il primo passo fosse la formazione.

 

Che aspettative avevi riguardo la partecipazione allo startup builder e com’è andata in relazione a tali aspettative?

Quando ci siamo iscritti volevamo formarci sulle metodologie di sviluppo imprenditoriale, validare l’idea, migliorare e approfondire le analisi fatte in precedenza e dare uno sprint al progetto grazie alle scadenze bisettimanali. Tutte le nostre aspettative sono state soddisfatte, ancora oggi penso che lo Startup Builder sia stato uno dei programmi in cui ho sperimentato maggiormente un metodo di apprendimento operativo e concreto e che portava a risultati veloci.

 

Quanto è stato importante seguire un percorso di incubazione interamente online?

Da un lato il programma da remoto permette flessibilità: all’epoca non eravamo tutti full time e non ci saremmo potuti trasferire per 3 mesi solo per fare un percorso di accelerazione. Ora che siamo completamente committed devo dire che forse preferisco avere una modalità più in presenza, che crea un senso maggiore di comunità con i compagni di corso. Il percorso imprenditoriale è pieno di scogli da superare e spesso condividere il peso emotivo è un valore aggiunto.

 

Da una prima validazione dell’idea quanto tempo ci è voluto per sviluppare un mvp e poi il prodotto con cui state andando sul mercato?

Il prodotto con cui siamo andati per la prima volta sul mercato è una dashboard di analisi dei dati ed è stata creata in pochi giorni.

 

Dopo lo startup builder come vi siete messe in gioco? partecipazione a startup weekend, competition e altri programmi?

Abbiamo partecipato a molti percorsi di incubazione e accelerazione: pre-accelerazione B4i, Zero, Boost Your Idea di LazioInnova, Plug&Play FoundHer, Techstars sono i principali. Zero l’abbiamo sfruttato per impostare il primo go to market, Techstars per strutturare il pivot.

 

So che Beaware ha avuto un riconoscimento di imprenditoria femminile, quali pensi siano le sfide imprenditoriali per una founder donna?

FoundHer ci ha premiati come miglior startup a conduzione femminile. Si parla sempre di quanto sia difficile essere imprenditrici e spesso siamo le uniche donne nella stanza. Devo ammettere che non ci siamo trovati di fronte a troppe difficoltà in quanto donne, ma non abbiamo ancora affrontato un vero e proprio fundraising con BA o VC.

In uno speed dating in presenza con investitori però vi posso dire che l’analista (anche giovane) del VC per i primi 10 min ha parlato e guardato unicamente Lorenzo, non considerando minimamente la presenza mia e di Caterina. Solo quando ho iniziato a presentare l’idea in qualità di CEO si è reso conto della situazione, ma perdendo anche totalmente interesse. Quando succedono episodi del genere si capisce l’assurdità del mondo in cui ancora ci troviamo. Anche per condividere ed esorcizzare simili situazioni siamo parte della comunità di Sister Founders.

 

Nella fase di pre-seed round, avete raccolto poco meno di 200k, quali sono le sfide nell’attrarre investitori per un progetto in fase pre-seed? Come le avete superate?

I fondi raccolti sono venuti da Zero e Techstars in qualità di acceleratori. Il processo di selezione era stringente, ma non si aspettavano molta traction. I VC pretendono sicuramente un business più maturo. A seguito del pivot, abbiamo deciso di rimandare il round per costruire una traction più stabile e che si basasse anche sul B2B. Siamo in contatto con alcuni VC, che ci stanno monitorando per verificare che la nostra execution sia in linea (almeno in parte) con quanto abbiamo previsto nella pianificazione trimestrale. Ci stiamo concentrando nel trovare i primi clienti e costruire un prodotto customer-driven, in modo da chiedere soldi per scalare e non perché ne abbiamo bisogno.

 

Avete da poco concluso il percorso di accelerazione e techstars sustainability di Parigi? Come è andata questo percorso? Qual è l’insegnamento più grande che vi portate a casa da questi mesi?

Abbiamo intrapreso Techstars per supportare il pivot, ma anche per vedere come si faceva business in stile USA. Le strategie di go to market che ci hanno insegnato per il B2B sono estremamente diverse rispetto a quelle che abbiamo imparato in Italia, dove si cerca di traslare la metodologia del B2C sui business.

Selezionare gli early adopters mediante criteri e punteggi, individuare poche aziende in target da contattare direttamente senza email marketing, prestare estrema attenzione al customer care dal giorno 1 per evitare il churn sono i maggiori take-away che ci portiamo dal programma. Altro grandissimo valore è la mentorship con esperti internazionali, che ci hanno dato una formazione specifica e ci hanno supportato verticalmente nel costruire le diverse strategie di vendita, business, prodotto. Infine la rete di Techstars è in tutto il mondo e sarà un grande appoggio in fase di internazionalizzazione.

 

Quali sono le priorità per i prossimi mesi?

Entro la fine del 2023 vogliamo raggiungere 10-15 clienti B2B nei settori farma, aziende rifiuti e rivenditori di metalli. Nel frattempo, vogliamo concentrarci sul traslare il nostro MVP del prodotto in no-code su react e AWS, con uno sviluppo ponderato che eviti il debito tecnologico e quindi faciliti la scalabilità.

 

Un consiglio da dare ad aspiranti startupper?

Formatevi! Anche se aveste fatto PMI in precedenza, il mondo startup è completamente diverso e c’è sempre da imparare. Partecipate a percorsi di formazione, leggete libri, trovate dei mentor e degli advisor e ascoltate con infinita umiltà i loro consigli (pur decidendo poi voi se seguirli o meno). E poi buttatevi: trovate il modo di andare sul mercato il più velocemente possibile perché non c’è nessuno che possa dirvi cosa il mercato vuole meglio del cliente.

 

Conclusione

Questa era la nostra ultima domanda per Giorgia. Approfondire la sua storia come imprenditrice, e di quanto la formazione abbia giocato un ruolo chiave nel suo percorso, è stato davvero interessante. Ci auguriamo, che la sua storia, sia d’ispirazione e che possa aiutare tante altre donne ad appassionarsi al mondo dell’imprenditorialità affinchè sia sempre più inclusivo.

Se sei interessata/o ad approfondire come noi di Startup Geeks possiamo aiutarti a lanciare la tua idea imprenditoriale, puoi cliccare il bottone qui sotto.

A presto!

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