Mumo: la startup che punta alla creazione dell’Identità Olfattiva

 In Intervista alla startup
mumo startup esperienze sensoriali

Oggi intervistiamo la founder della startup MUMO: Emy Morelli.

Ciao Emy, benvenuta in Startup Geeks.

Iniziamo!

Raccontaci un po’ di te e come è nata la passione per i profumi

Ciao a tutti!

Fin da bambina ho sempre avuto un olfatto molto sensibile e, ancora oggi, è il mio punto di riferimento per rapportarmi con gli ambienti, gli oggetti e le persone. Poi, crescendo, ho scelto di specializzarmi nell’ambito economico/finanziario, ma la passione è sempre rimasta
latente fino a quando un giorno di punto in bianco mi è venuta in mente l’idea di MUMO.

Anche lo stesso nome “mumo” indica il modo in cui da piccola pronunciavo la parola “profumo”.

Cosa fa nello specifico Mumo Emozioni Sensoriali?

MUMO è una spin off dell’Università di Camerino specializzata in ricerca e comunicazione sensoriale, un’attività che attraverso l’ausilio dell’olfatto va a supporto delle strategie di customer ed employee engagement.

Lo strumento principale della comunicazione sensoriale è il branding olfattivo, cioè la realizzazione di fragranze studiate, diffuse e declinate in base alle esigenze del cliente.

Pone una particolare attenzione al processo di creazione del profumo, in quanto l’olfatto è un senso che se utilizzato in modo corretto è in grado di dialogare a livelli molto profondi con l’inconscio delle persone. Per questo core business dello spin off è lo studio, in collaborazione con l’Università di Camerino, dell’interazione tra stimoli olfattivi, produzione ormonale e risposte psicologiche ed emotive, con l’obiettivo dare un’interpretazione oggettiva delle reazioni comportamentali, catalogare i risultati ed utilizzare correttamente le informazioni ottenute.

Seguendo questo iter di ricerca e coniugando mezzi scientifici e competenze creative, le essenze realizzate diventano vere e proprie pianificazioni strategiche, capaci di interagire emozionalmente con le persone attraverso prodotti e servizi volti ad utilizzare in modo mirato ogni soluzione olfattiva.

A che punto è il marketing sensoriale in Italia?

Il marketing sensoriale così come lo conosciamo oggi è nato una ventina di anni fa negli Stati Uniti, ma in realtà il principio di associare un buon profumo ad un prodotto per migliorare l’andamento delle vendite o aromatizzare un evento per stupire gli ospiti ha più di duemila anni.

In Cina profumavano la seta per far diventare i tessuti ancora più pregiati e Nerone per ogni suo banchetto arrivava a consumare una quantità di petali di rosa pari quasi all’intera produzione annuale della Persia.

In Italia il marketing sensoriale ha iniziato a guadagnare consensi solamente negli ultimi anni, le principali aziende presenti sul territorio nazionale sono molto serie e fanno un ottimo lavoro, però il settore avrebbe bisogno di un maggior dialogo con la comunità scientifica.

La profumeria moderna è nata qui, fa parte del DNA del nostro paese (come del resto ogni forma d’arte), ma l’innovazione tecnologica è necessaria per poter competere con le grandi realtà internazionali.

Nel 2016 il Centro Italia è stato devastato da un fortissimo terremoto, che vi ha colpiti in prima persona, cosa vi ha spinto a continuare nel vostro progetto?

La data che avevamo fissato per costituire MUMO dal notaio era il 27 ottobre del 2016.

Ma la sera prima, il 26 ottobre, il terremoto che aveva già distrutto Amatrice finì di radere al suolo i centri abitati nei Monti Sibillini e tra questi anche Camerino.

Un evento di questo tipo segna una linea di separazione tra un prima e un dopo e ti costringe a ridimensionare ogni cosa all’essenziale: insieme alla città spariscono tutti i punti di riferimento e la vita cambia radicalmente nel giro di pochi minuti.

Però quando il legame con la propria terra, con le sue tradizioni e i suoi paesaggi è viscerale diventa impossibile abbandonarla. Sai che il tuo posto è lì, scegli di rimanere, ricostruire e ripartire da quella stessa natura che tanto toglie e altrettanto regala in bellezza e risorse.

Da quali figure è composto il team? Quanto è importante il fatto che sia eterogeneo in termini di competenze?

La nostra compagine sociale è composta a me, dall’Università di Camerino, dal Professor Luciano Barboni, docente di chimica e prorettore presso l’Università di Camerino, dalla Dott.ssa Roberta Grifantini, farmacista e cosmetologa, e dall’agenzia di marketing e comunicazione.

L’eterogeneità del team è un grande punto di forza, perché permette di sviluppare internamente gli elementi chiave dell’attività, quali: la ricerca scientifica, la formulazione delle soluzioni sensoriali e l’acquisizione di nuovi clienti strategici.

La produzione invece è interamente esternalizzata ed affidata a realtà terze altamente specializzate, ognuna accuratamente selezionata in base alle specifiche competenze richieste, in modo da avere sempre a disposizione un’offerta con il maggior valore qualitativo e tecnologico.

Quali strumenti di marketing usate per la vostra attività?

La presenza nella compagine sociale dell’agenzia di marketing e comunicazione CANENERO Advertising permette alla società di avere un supporto per la gestione dei piani pubblicitari e lo sviluppo delle vendite, attraverso un contact center specializzato e un software CRM per il tracciamento e l’organizzazione di azioni mirate, l’analisi della concorrenza e di settore, l’audit e la valutazione della comunicazione, l’implementazione dei servizi di branding, advertising e web marketing.

Avete creato essenze in onore delle città e dei luoghi ricchi di storia della nostra bella Italia, avete mai pensato ad una strategia di internazionalizzazione?

La creazione di identità olfattive, oltre alle aziende, è rivolta anche alle principali città e ai maggiori centri di interesse storico, naturalistico, artistico e culturale.

In particolare due tra i lavori che abbiamo realizzato, hanno aperto il discorso dell’internazionalizzazione: Venaria Reale con la reggia sabauda e Gradara con la storia di Paolo e Francesca. Entrambi i castelli fanno parte delle mete turistiche più visitate in Italia, la Rocca di Gradara è addirittura uno dei dieci castelli più visitati in Europa.

In questo senso “internazionalizzazione” intesa come export diretto del prodotto all’estero è una strategia che abbiamo preso in considerazione, ma abbiamo preferito fare in modo che il profumo diventi parte integrante della promozione turistica, quindi come coronamento della visita e della scoperta del territorio il turista può acquistare ed eventualmente riordinare ciascuna fragranza esclusivamente dagli esercizi commerciali in loco.

Mentre “internazionalizzazione” intesa come export del format di valorizzazione sensoriale per località estere assolutamente si.

A tal proposito stiamo lavorando ad un circuito che leghi le residenze reali europee con un percorso olfattivo identitario che faccia conoscere ai turisti ogni reggia anche attraverso il profumo.

In bocca al lupo per i vostri progetti allora e grazie mille per il racconto!

Quest’intervista è stata fatta da Chiara Lucia Borgia per Startup Geeks.

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