Personal branding per startupper e storytelling di un’impresa: come essere il testimonial della propria startup.

 In Digital marketing
personal branding per startupper

Il tema del personal branding è dibattuto proprio perché nel raccontare la propria esperienza imprenditoriale si può incappare in passi falsi o fare atti maldestri che possono minare invece che migliorare l’awareness, la reputation ma soprattutto la credibilità di un founder e della sua startup.

Al giorno d’oggi, e così è sempre stato come vedremo più avanti, è importante distinguersi dalla massa e far ascoltare la propria voce, anche per contribuire a mantenere in vita la propria startup. Fare personal branding, non vuol dire convincere di essere i migliori o spiegare il perché la propria startup è la migliore. Fare personal branding per un fondatore di startup vuol dire raccontare una storia, la vostra, e quella della vostra startup alternando le comunicazioni, dosando i contenuti e studiando ciò che davvero interessa al vostro target al fine di definirlo e renderlo appassionato agli sviluppi che verranno.

Ma per fare personal branding servono tre ingredienti fondamentali: una storia vera, il giusto canale di comunicazione e una dose di coraggio. Ma se siete degli startupper, di coraggio ne avete da vendere.

 

Perché è necessario fare personal branding per un fondatore di startup: un excursus storico

Al tempo dei greci, si venerava la musa Clio, quella della storia, affinché decantasse agli dei le gesta degli eroi sulla terra così che essi potessero avere la loro benedizione. Ma Clio, la musa narrante nominata anche dagli autori italiani più noti, aveva bisogno di ascoltare con le proprie orecchie le storie dai diretti interessati per poterle portare alla gloria. Ora che sappiamo che Clio non era effettivamente reale, comprendiamo quanto siano state le imprese stesse a raccontarsi da sole attraverso le narrazioni dei propri protagonisti.

I più grandi oratori della storia erano effettivamente il cuore della storia stessa, come Cesare, Dante e Napoleone. Si tenevano dei diari non solo per avere un momento di intimità ma per raccontare al mondo ciò che si stava facendo con la propria vita. Solo con l’arrivo della radio, della tv e del cinema che è nato il concetto di privacy: le star di Hollywood venivano e vengono seguite tutto il tempo, non hanno bisogno di raccontarsi (sebbene lo facciano lo stesso).

Con il digitale le cose hanno preso un’altra piega e siamo diventati troppi a parlare, troppi a raccontarsi e molti a decantare anche il falso. Da questo concetto, Marco Montemagno in tempi “antichi” ha espresso una delle sue massime “Fai un video al giorno” perché aveva capito che oggi, in assenza di Clio o di un team comunicazione e PR qualificato, se si vuole emergere, è necessario raccontare la propria storia, ogni giorno.

 

Come raccontare la propria storia e quella della propria startup: studia, emula, personalizza

In prima battuta, si deve cercare un modello, una base da cui prendere ispirazione. Ci sarà sempre qualcuno nel web che seguiamo per i suoi contenuti o per la sua storia imprenditoriale particolarmente avvincente. Ecco, si parte da lì: studio, emulazione e personalizzazione.

Si studia il personaggio e le sue comunicazioni rispetto ai diversi canali che si utilizzano. Si guarda non solo alla stesura del testo ma anche al minutaggio dei video, alle espressioni, alla struttura del linguaggio e alle parti che si ripetono. Si porta avanti un’analisi deduttiva in cui dal macroinsieme, si sezionano gli elementi più piccoli.

Si passa poi allo stadio di emulazione. Emulare non vuol dire copiare di pari passo il modo di comunicare di altri ma vuol dire sperimentare attraverso le best practice di altri. Si sperimenta l’orario, il canale, la modalità di comunicazione, il minutaggio, il linguaggio verbale e paraverbale per poi raccoglierne i risultati e analizzare cosa è più in linea con il nostro target e cosa bisogna lasciar perdere.

Infine, si passa alla personalizzazione della comunicazione. Questo processo è forse il più bello perché si mette in campo ciò che si è imparato ma lo si personalizza in base al proprio racconto e alla propria startup, seguendo le proprie regole, ricordandosi sempre che il web muta e per mantenere i risultati, migliorarli e ottimizzarli, bisogna mutare con lui.

 

Il giusto canale, la giusta storia e la paura di esporsi: questione di strategia

Sappiamo che ogni canale ha un suo target e che a seconda del mercato della propria startup bisognerebbe utilizzare quello giusto. Selezionando solo i canali di interesse del proprio target si massimizzano le possibilità di conversione e limitando il dispendio di tempo nel fare personal branding (perché di tempo ne serve molto).

Prendendo come caso quello di Linkedin, forse il terreno più fertile per gli imprenditori, sia in erba che per quelli già avviati, bisogna eliminare una barriera che ferma i più: la paura di esporsi. Sono in molti che tacciono la propria storia, il proprio percorso minando di conseguenza le possibilità della propria startup per la paura di esporsi. Ma la paura di esporsi si può eliminare con una strategia di personal branding e di storytelling efficace.

Questa si può creare seguendo questo schema sulle modalità di racconto divise in tre macro-categorie:

  • per il target: contenuti sull’utilità della propria startup, contenuti informativi
  • per gli imprenditori: contenuti personali, intimi, empatici, che creano connessione
  • per gli investitori: contenuti sui risultati, sulla solidità, sulla scalabilità del business

 

Il canale principale per fare personal branding per uno startupper: Linkedin

Visti le modalità di racconto possibili è necessario scegliere il canale più giusto concentrandosi poi su quali possono essere le attività concrete per fare personal branding. Eliminata la paura di esporsi, è ora di mettere le mani in pasta partendo dal social network per eccellenza degli imprenditori: Linkedin.

Linkedin è la vetrina perfetta per fare personal branding sulla propria persona. Rispetto al passato in cui erano i brand a parlare su tutte le piattaforme, ad oggi, il trend che funziona è scegliere un volto, solitamente quello dell’imprenditore, e farlo essere il testimonial stesso del progetto. Le tipologie di contenuti, come abbiamo visto, possono essere diverse ma bisogna testarle, capire cosa interessa, cosa invece non porta grandi risultati, calibrando anche orari, giorni al fine di capire cosa piace e cosa viene visto di più.

Su Linkedin paga tanto creare una community e questa si costruisce dando vita a delle conversazioni, stimolando il proprio target a dire la propria, a raccontare la propria esperienza, a dire per iscritto ciò che pensano. Si deve creare un rapporto professionale che si crea solo da un legame empatico sviluppato tramite la scrittura e la narrazione della propria storia.

Un elemento per attrarre clienti, invece, è quello di offrire gratuitamente delle dispense in cui si inseriscono dati, casi di studio, elementi concreti per dare un boost al proprio business. Per attrarre talenti, invece, bisogna raccontare la quotidianità della startup, dare voce ai dipendenti, ai collaboratori e a tutte le persone che sono venute a contatto con voi e la vostra realtà imprenditoriale.

I video e le dirette, soprattutto quelle fatte con altri imprenditori, professionisti o opinion leader sono uno strumento potente per raccogliere nuovi appassionati alla storia della vostra startup. Ecco perché legare partnership strategiche e coinvolgere persone con un pubblico più vasto di quello che si ha, ma sempre in target, può essere un buon mezzo per aggiungere alla propria fan base nuovi elementi e dunque nuovi prospects.

Se ti interessa approfondire, al seguente link trovi maggiori informazioni su LinkedIn per startup e suggerimenti all’uso.

 

Dare il via alla FOMO

Si chiama FOMO ovvero Fear Of Missing Out e viene a tutte quelle persone che hanno paura di perdersi i contenuti delle persone che seguono e che trovano interessanti. In alcuni casi, si tratta di una vera e propria patologia, in altri, si tratta semplicemente di seguire profili così in linea con ciò che ci sta accadendo nella vita, che non perdiamo un loro aggiornamento perché potrebbe darci il giusto contenuto per fare quel passo in avanti in una situazione apparentemente bloccata.

E come si fa per a creare questo tipo di atteggiamento? A essere così indispensabili da venir seguiti in ogni nostro post? La ricetta richiede contenuti accattivanti, belle foto e materiali informativi davvero utili ma l’ingrediente segreto è solo uno: l’esclusività. Far sentire le persone parte di un qualcosa, che possa essere anche il racconto della propria storia, parlare con loro come se foste amici di vecchia data, integrarli nella vostra quotidianità, crea quell’alone di esclusività che tanto piace non solo ai professionisti che vi seguono ma anche ai clienti.

Per questo ecco alcuni strumenti utili per generare esclusività e dare contemporaneamente un boost al vostro personal branding e al vostro business:

  • una newsletter (almeno settimanale) in cui vengono condivisi contenuti che nelle piattaforme pubbliche vengono celati, in cui si offrono buoni sconto personalizzati, esclusivi, per l’appunto per i clienti
  • un account instagram che vi permetta attraverso alcune tecniche (dirette, shoutout, concorsi) di interagire più direttamente con chi vuole conoscere voi, la vostra storia e la vostra startup per i fan
  • un blog fisso e con pubblicazioni regolari, che sia il vostro fil rouge, il vostro diario in cui la storia inizia e prosegue, in cui inserire casi di studio, recensioni, articoli informativi e dispense esclusive tenendo un profilo più professionale che sia il biglietto da visita per il vostro interlocutore più corporate.

 

Costanza, verità e misura nel proprio racconto e nel comunicare con gli altri

Per portare avanti una buona strategia di personal branding, bisogna essere costanti nello strutturare il proprio racconto. Necessariamente, bisogna imporsi dei giorni e degli orari, quelli in cui il target è più ricettivo, in cui poter continuare ad aggiornare l’ormai pubblico di seguaci sulla strada che state percorrendo. La costanza paga perché crea una relazione e la mantiene duratura.

Il secondo elemento da considerare è quello della verità, inteso non solamente sul comunicare le cose per quello che sono, senza inventarsi nulla, senza autocelebrarsi ma portando sul piatto del racconto i fatti così come sono (dandogli un po’ di brio, naturalmente). Con verità si intende raccontare anche i momenti difficili, quelli bui e di incertezza perché è quello che lega realmente una persona ad un’altra: la similitudine del racconto.

L’ultimo elemento da considerare è la misura. Saper quando postare e quando invece diventa fuori luogo, capire come interagire con altri, anche quando si è effettivamente a conoscenza dell’argomento, non scadendo nella spocchia ma lanciando sempre contenuti di qualità, che davvero possono essere utili a qualcuno.

Essere coscienti di questi elementi porterà sicuramente un vantaggio in più in termini di personal branding per te startupper e ti permetteranno di evitare passi falsi, magari dovuti al fatto di farsi prendere troppo la mano, che possano minare il lavoro fatto fino ad ora.

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