Regime forfettario per startup: vantaggi e agevolazioni 2024

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Regime forfettario per startup: vantaggi e agevolazioni 2024

Basta una partita IVA in regime forfettario per aprire una startup? La risposta breve è  e può essere una risposta rassicurante per chi ha un’idea di business e vuole provare a trasformarla in impresa o lavora da tempo alle fasi di progettazione della propria attività e vuole passare finalmente a quella di go to market senza doversi fare carico, però, fin da subito dei numerosi adempimenti fiscali e soprattutto degli ingenti costi gestionali previsti dalle altre forme societarie.

 

Che cos’è il regime forfettario?

Introdotto dalla legge di stabilità del 2016, il regime forfettario è un regime fiscale agevolato inteso a favorire l’imprenditorialità grazie a bassi costi di gestione, una maggiore semplificazione e una serie di agevolazioni fiscali e contabili. Basti pensare che una delle caratteristiche fondamentali del regime forfettario è il cosiddetto “coefficiente di redditività” calcolato in maniera automatica e standard per i vari tipi di attività e che consente di non tenere traccia delle spese sostenute, già calcolate in maniera forfettaria appunto dallo Stato ed esenti dalle tasse. Altra caratteristica chiave del regime forfettario è la tassazione al 15% per tutti gli anni di attività successivi al quinto. Tra le agevolazioni fiscali legate al regime forfettario gli artigiani e commercianti INPS possono godere di una riduzione del 35% dei contributi fissi e variabili da corrispondere alla gestione separata.

L’accesso al regime forfettario è condizionato a un serie di requisiti, di cui i più importanti sono non aver percepito nell’anno precedente a quello in cui si intende aprire la partita IVA un reddito da lavoro dipendente superiore a 30 mila euro lordi e non prevedere per la propria attività ricavi superiori ai 65 mila euro per anno solare.

 

Le agevolazioni 2024 previste per le startup

Il regime forfettario per startup e nuove imprese può essere molto vantaggioso, oltre che per le ragioni appena elencate, anche perché permette di pagare nei primi 5 anni di attività un’imposta sostitutiva del 5%.

L’aliquota agevolata è tra quegli sgravi che consentono allo startupper di avere a disposizione più risorse finanziarie per sostenere i costi vivi della nuova attività o da destinare a investimenti strategici per il successo della nuova impresa.

 

Requisiti per l’aliquota al 5%

L’aliquota al 5% è applicata automaticamente alle startup in regime forfettario per i primi cinque anni di attività? In questo caso la risposta breve alla domanda è no.

Tre sono i principali requisiti previsti affinché chi apre una partita IVA in regime forfettario e la utilizza per dar vita a una nuova impresa sia soggetto all’imposta sostitutiva agevolata.

  • Il primo è non aver svolto nei tre anni precedenti all’avvio della startup in regime forfettario nessun’altra attività artistica, professionale o d’impresa, neanche in forma associata o familiare.
  • Il secondo è che la nuova attività non sia una mera prosecuzione di un’altra attività precedentemente svolta in forma di lavoro dipendente o autonomo.
  • Il terzo requisito per poter godere dell’aliquota al 5% per i primi cinque anni di attività della startup riguarda soltanto il caso in cui l’ultima sia la prosecuzione di un’attività già svolta in precedenza da una terza persona. In questo caso si avrà applicata l’aliquota agevolata solo se ricavi e compensi realizzati nel periodo precedente al riconoscimento del beneficio risultano inferiori a 85 mila euro.

 

Limiti dell’aliquota agevolata chiariti dall’Agenzia dell’Entrata

Riconoscendo che i requisiti previsti per accedere all’agevolazione dell’aliquota al 5% per i primi cinque anni di attività possono indurre in confusione, soprattutto chi come uno startupper non abbia ancora molta familiarità con come funziona il sistema italiano del fisco per le imprese o chi non sia seguito da un commercialista, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta più volte a chiarire vari punti.

Per quanto riguarda i tre anni precedenti all’apertura della partita IVA in regime forfettario, per esempio, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che vanno calcolati in base all’anno solare e al calendario comune e non tenendo conto dei periodi d’imposta. Chi ha cessato una precedente attività a giugno 2022 così dovrà aspettare a giugno 2025, ma non necessariamente anche alla fine del relativo periodo d’imposta, per aprire una startup godendo dell’aliquota al 5%. La semplice apertura della partita IVA non rileva nel calcolo dei tre anni di inattività, esattamente come non rilevano le partecipazioni a società inattive, le partecipazioni agli utili, le prestazioni occasionali e le attività che producono reddito agricolo.

L’ente è intervenuto a chiarire anche cosa si intende per mera prosecuzione, specificando che questo status incorre quando la startup e la precedente attività professionale hanno lo stesso contenuto economico, vengono svolte nella stessa localizzazione, con la stessa strumentazione e rivolgendosi alla stessa clientela e richiedono competenze omogenee. La pratica prevista come obbligatoria per esercitare alcune professioni quali quella di avvocato non è considerata rilevante, esattamente come non lo sono le prestazioni occasionali e quelle da collaboratore nell’impresa familiare. Anche il lavoratore dipendente che dopo il pensionamento continui a svolgere la professione in autonomia non è soggetto al limite della mera prosecuzione e può godere, cioè, dell’aliquota al 5% per i primi cinque anni di attività.

Il mancato rispetto dei requisiti necessari per godere dell’aliquota agevolata per i primi 5 anni di vita dell’impresa non preclude, comunque, l’accesso al regime forfettario. Anche lo startupper che non abbia i requisiti richiesti per il pagamento dell’imposta sostitutiva del 5% per cinque anni, cioè, può godere di tutto il resto dei vantaggi del regime forfettario.

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Speriamo di rivederti presto!

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