Intervista a Serena Mauri e Silvia Colombo: Co-founder di WIZmyPARTY

Intervista a Serena Mauri e Silvia Colombo

Dal 2015 al 2020 le imprese al femminile sono cresciute del 2,9%, contro lo 0,3% di quelle al maschile. (fonte: Unioncamere 2020). Esempio lampante di questo trend sono Serena Mauri e Silvia Colombo, Co-founder di WIZmyPARTY, partecipanti dello Startup Builder e protagoniste di questa intervista.

Siamo onorati di poter parlare della loro esperienza imprenditoriale come fondatrici di una startup lifestyle dedicata al mondo e all’organizzazione di eventi privati. Sia Serena che Silvia sono mamme di due bambine. Partiamo!

 

Ciao Serena e ciao Silvia, ci raccontate il vostro progetto, come è nata l’idea, a che punto siete?

Serena: io e Silvia ci siamo occupate per 10 anni di grossi eventi corporate in un’agenzia di Milano in qualità di event manager. Al rientro dalla maternità, che non è stata una maternità vera e propria perchè avevo un contratto a progetto, sono andata dal datore di lavoro per organizzarci. La sua risposta è stata: “Questo lavoro non fa per mamme, cosa fai se un cliente ti chiama a casa? Se sente la bambina piangere è un problema”. Aveva fondamentalmente già deciso di lasciarmi a casa.

Dopo avere organizzato il battesimo di mia figlia, ho ricevuto numerose richieste, da parte di amiche, di organizzare anche i loro. Inizio a farmi l’idea che non a tutti piace organizzare feste e mi viene in mente di creare una piattaforma e-commerce che possa essere d’aiuto nell’organizzazione. Per validare l’idea, decido di iscrivermi al corso Mommypreneurs del PoliHub, un corso dedicato alle mamme che vogliono rilanciarsi. Mentre facevo una prima validazione mi rendo conto che, alle mamme, non serviva solamente trovare il professionista giusto, ma anche la location e gli animatori. Da un semplice e-commerce, la mia idea, diventa una piattaforma all-in-one.

L’obiettivo, ora, è di diventare il punto di riferimento per gli eventi, se ti trovi in difficoltà a organizzare un evento, sai che su WIZmyPARTY lo trovi.

 

Come vi siete conosciute?

Silvia: eravamo colleghe ma in reparti diversi. Dopo avere avuto la prima figlia sono tornata in agenzia, ho chiesto una minima flessibilità, mi hanno concesso mezz’ora che è stata tolta dalla pausa pranzo. Dopo aver avuto la seconda figlia, ho cercato di ritrattare, la risposta è stata che già mi avevano concesso moltissimo con la prima, con la seconda non potevano proprio, anzi probabilmente avrei dovuto rinunciare anche alla mezz’ora, che avevo potuto prendere sino a quel momento. Al che me ne sono andata, a malincuore perché io adoravo il mio lavoro, ma non c’erano le condizioni per andare avanti. Uscite dall’agenzia ci siamo perse di vista, ci siamo ritrovate perché seguivamo entrambe una pagina di mutuo aiuto per mamme imprenditrici.

 

Come vivete voi l’essere imprenditrici? Dato quello che ci avete raccontato, possiamo definirla una questione di riscatto?

Serena: sì, assolutamente. Io ho un carattere forte e sentirmi dire da qualcun altro quello che posso e non posso fare, mi è rimasto in gola. Un giorno andrò dalla persona che mi ha licenziata e gli dirò “Avevi ragione, questo non è un lavoro che fa per mamme, le mamme possono fare molto di più.”

 

Qual è la vostra programmazione quotidiana?

Serena: io la mattina mi sveglio ed inizio a correre. Mi collego con Silvia in meet, facciamo il punto, a volte ci raggiungiamo. Quando ci dividiamo i compiti, la nostra chat Whatsapp sembra esplodere. Mangiamo a orari diversi, per presidiare. Mentre siamo in call, preparo da mangiare. Quando mi stacco volo a prendere la piccola, alle 16.30 si prende la grande. A volte lavoro con la piccola in braccio. Si arriva all’ora di cena, e alle volte il computer rimane acceso fino alle 11.30. Non credo di lavorare meno rispetto a prima, ma riesco a stare con le mie figlie. La mia mente funziona come un puzzle gigante, all’interno della giornata, bisogna sempre calcolare il possibile imprevisto.

 

Come reagireste ai commenti di persone che criticano o non capiscono il vostro essere mamme imprenditrici? Se qualcuno, ad un meeting di lavoro, vi dicesse perchè sei qui e non con le tue figlie, cosa rispondereste?

Serena: se fosse un padre gli girerei la stessa domanda, perchè non sei con tuo figlio? I bambini crescono con l’esempio dei genitori, e la cosa più educativa che posso trasmettere è che mi vedano lavorare. Le mie figlie chiamano il nostro configuratore per nome, Wizzy. Gli chiedono come sta, ormai è uno di famiglia. Mi vedono al computer, mi chiedono: “Perchè lavori sempre?”. Rispondo: “Cosa fa il papà al mattino? Va al lavoro. E se papà va al lavoro perché non può lavorare anche mamma?”.Una volta spiegato, è diventata una cosa normale.

Silvia: una cosa che trasmetto alle bimbe quando mi chiedono aggiornamenti è il coraggio di creare un’attività dal niente, sulla base delle esigenze che ci rispecchiano di più. Ho la fortuna di poterlo fare da casa, mi permette di fare il mio e di stare anche con loro, un’unione di elementi per cui mi sento fortunata, anche rispetto alla mia esperienza lavorativa precedente. Mi sembrava di avere messo al mondo due bambine e di non poterci stare. Che vita era? Avere questa possibilità e potere trasmettere loro quest’esperienza è importante.

 

Se voi doveste scrivere una lettera, indirizzata tra 15 anni alle vostre figlie, cosa direste in questa lettera, adesso, che avete compiuto questo percorso da imprenditrici, rispetto alla Serena e la Silvia che lavoravano nell’agenzia di comunicazione?

Silvia: Gli direi di non farsi fermare da nessuno che tenti di ostacolarle in quello che vogliono fare. La determinazione in quello che vuoi raggiungere parte da te, gli imprevisti ci saranno sempre. Nemmeno io, che mi immolerei per loro, potrò privarle del rischio di fallire, loro dovranno fare il possibile per realizzare i loro sogni, tenere duro e mantenere la determinazione. Io mi sono buttata in tanti progetti, non sono andati molto bene. In quel momento mi sentivo una fallita: “Che esempio sono?” Non avevo prospettive, energia e forza per cercare qualcosa di nuovo. Mi sono buttata nel progetto di Serena come opportunità di riscatto per dimostrare a me stessa di valere. Non sono pentita di avere lasciato l’agenzia perchè ho messo le mie figlie davanti, ma è giusto, che come donna, abbia l’opportunità di dimostrare quello che valgo.

 

C’è qualcosa che non vi abbiamo chiesto e che sarebbe importante da aggiungere?

Serena: a volte non ci si fa caso, ma per una mamma è fastidioso essere chiamata mamma in ambiente lavorativo. Spesso pensano di fare un complimento. Io sono tante cose, sono Serena, prima di tutto. Sono una moglie con mio marito e una mamma con le mie figlie. Un’amica con le mie amiche, una festaiola, un’event manager e una atleta. In ambiente lavorativo non mi hanno mai chiamato atleta, perché, allora, mi devi chiamare mamma?

 

Conclusione

Questa era l’ultima domanda che abbiamo fatto a Serena e Silvia. È stato un piacere per noi intervistarle e approfondire la loro storia come mamme e imprenditrici. Ci auguriamo che possa aiutare tante altre donne indecise a fare il loro primo passo.

Se sei interessata/o ad approfondire come lo Startup Builder possa aiutare anche te e la tua idea imprenditoriale, puoi cliccare il bottone qui sotto.

A presto!

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