Sindrome dell’impostore: cos’è, come combatterla e superarla

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Sindrome dell'impostore, cos'è e come combatterla

Il 70% delle persone hanno provato almeno una volta la sindrome dell’impostore. Se l’hai provata anche tu, ecco alcuni rimedi per combatterla e riuscire finalmente a raccontare la tua storia d’impresa.

Raccontare la propria storia e quella della propria startup non è un atto di vanità ma parte di una strategia più ampia di personal branding. Trascurare questa attività per paura di esporsi e di non sentirsi all’altezza, la cosiddetta “sindrome dell’impostore” potrebbe avere come unico risultato dare vantaggio ai competitor e perdere un’occasione di far conoscere la propria realtà non solo a potenziali clienti e investitori, ma anche a tutti coloro che vogliono realizzare una loro impresa ma non ne hanno il coraggio.

Dopotutto, fare startup, non è un atto di coraggio? E perché non parlarne? Quale motivo può spingere uno startupper, un imprenditore o un’imprenditrice a togliere opportunità di crescita alla propria impresa?

In questo articolo si vuole sviscerare il problema della sindrome dell’impostore e dare spunti utili per combatterlo e darsi la possibilità di poter esporsi, senza rischi, in modo spontaneo e capire quali vantaggi porta il raccontare la propria storia sui social media e ai media di settore.

 

La sindrome dell’impostore: cos’è?

Secondo l’International Journal of Behaviour Science, il 70% delle persone hanno provato almeno una volta nella loro vita la sindrome dell’impostore ovvero quella sensazione per cui la propria bravura e il proprio successo sia in realtà una condizione decisa dalla fortuna e questo porta, dunque, la sensazione di essere una frode, un misunderstanding che presto le persone scopriranno e metteranno alla gogna.

Sembra una banalità, invece la sindrome dell’impostore è una delle principali cause che porta i fondatori di startup a vivere perennemente dietro le quinte e a non mostrare il frutto del loro lavoro. Occasioni perse che minano anche il potenziale del business.

Si parla infatti già da tempo di human brand ovvero la fine del brand di cui si conosceva solamente il prodotto o il servizio e l’arrivo dei volti che sono proprio dietro alle aziende. Sono arrivate le voci, la fisicità, la storia di chi ha dato vita ad un’azienda e l’ha resa un piccolo impero. Il vantaggio sta proprio nella fiducia che si crea tra azienda e consumatore finale che realizza che dietro il suo abbonamento e al suo prodotto preferito, c’è una persona con un progetto che sta portando avanti.

Ecco perché gli influencer hanno poi preso piede nelle comunicazioni aziendali: sono gli ambassador di una storia e la raccontano valorizzandone i punti di forza. Ma il primo ambassador della propria realtà imprenditoriale, dovrebbe essere proprio il fondatore, colui che in un problema comune ha visto un’opportunità e sta lavorando per offrire una soluzione reale e pragmatica.

 

Chi prova la sindrome dell’impostore? Ecco le 5 tipologie di persone

chi prova la sindrome dell'impostore

La sindrome dell’impostore è presente nel percorso professionale di tutti. C’è chi riesce a dissimularla e sconfiggerla in poco tempo e chi invece resta intrappolato in questa maglia per anni. Ma la dottoressa Valerie Young, esperta dell’argomento, è riuscita a definire alcune tipologie di persone che soffrono la sindrome dell’impostore:

  • I perfezionisti: coloro che hanno grandi aspettative e vedono anche nei più piccoli errori dei grandi fallimenti
  • I super eroi e le super eroine: coloro che non si fermano mai, lavorano sempre e vogliono essere eccellenti in tutto
  • I geni per natura: coloro che sin dalle scuole sono sempre stati eccellenti in tutto e che nell’età adulta quando si imbattono in un problema che non sanno risolvere, gettano la spugna
  • I solisti: quelli a cui non piace chiedere aiuto e quando lo fanno sentono come un fallimento
  • Gli esperti: coloro che raccolgono certificazioni e prove tangibili della loro competenza, qualcosa che dica che loro sono davvero eccellenti

In tutte queste categorie si trovano dei denominatori comuni come lo studio costante e la reale capacità di ottenere dei risultati ma anche la vergogna, la paura e l’inadeguatezza. Tutti fattori che contribuiscono a dare solidità alla sindrome dell’impostore e a scegliere di non presentarsi in pubblico per raccontare la propria realtà imprenditoriale.

 

Sindrome dell’impostore: come riconoscerla

La più classica definizione di sindrome dell’impostore è quella legata al fatto di sentirsi non all’altezza del proprio successo e dunque si tenta di vivere perennemente dietro le quinte. Ecco perché alcuni imprenditori e imprenditrici non vogliono apparire sulle riviste, sugli articoli di giornale e magari mandano avanti come volto della startup o azienda qualcuno che reputano essere più qualificato, più meritevole di tale attenzione.

Ma se da una parte è possibile trovare la scusante della timidezza o della poca voglia di essere al centro della scena, alle volte la sindrome dell’impostore ha dei risvolti economici seri e problematici perché la mancanza di esposizione diminuisce le chance di ottenere l’attenzione di investitori e partner.

Ma come riconoscere la sindrome dell’impostore? Ecco alcuni segnali.

  • Ignorare tutto quello che viene fatto nel modo corretto e focalizzarsi sugli errori
  • Minimizzare la difficoltà di un task per giustificare il suo compimento
  • Sentirsi come se non si stesse facendo abbastanza
  • Settare altissimi standard su sé stessi
  • Avere un’intensa paura di fallire
  • Sentirsi come se il successo possa mettere maggiore pressione
  • Analizzare fin troppo le situazioni e sentirsi soli
  • Negare le proprie competenze
  • Attribuire i successi alla fortuna e non alle reali capacità che si hanno
  • Farsi pagare poco

Se si vivono una o più di queste sensazioni allora probabilmente si è affetti dalla sindrome dell’impostore e dopo averlo riconosciuto bisogna saperla combattere e superarla.

 

Combattere e superare la sindrome dell’impostore

come combattere la sindrome dell'impostore

Per combattere la sindrome dell’impostore e superarla è necessario camminare a piccoli passi per poter finalmente raccontare la propria storia e quella della propria realtà imprenditoriale. Un primo passo che non richiede un’esposizione troppo traumatica è organizzare i propri social media in modo tale che siano tutti allineati con le informazioni che sono importanti per potersi raccontare. Non importa che siano perfetti ma che abbiano le informazioni sufficienti per far capire a chi si ritrova su quelle pagine chi siamo e cosa facciamo.

Il secondo passo è condividere articoli che sono interessanti per l’imprenditore e per la sua realtà, non necessariamente per gli altri. Se ad esempio, la startup è nel mondo del travel, condividere articoli sui trend dei viaggi o delle tematiche ad esso legate può essere un buon modo per creare un’audience di persone interessate all’argomento. Se queste condivisioni sono poi accompagnate da piccoli pensieri personali, si sta già facendo un ottimo lavoro per superare questo problema.

Un altro passo, acquisita un po’ di fiducia in più, è iniziare a raccontare la propria storia a partire dal problema per cui è nata. Tornando all’esempio della startup del travel, vuole risolvere il problema delle mancate prenotazioni? Parlare dei dati di quello scenario e presentare la propria soluzione darà autorevolezza alla figura dello startupper e attenzione alla sua startup.

Un ultimo suggerimento: i dati sono chiari e i video hanno un reach maggiore rispetto ai post scritti. Dopo aver iniziato a creare un proprio pubblico sui social, si può iniziare ad osare, facendo delle stories da inserire nel profilo come stories in evidenza, creando uno storytelling su chi siete e su cosa fa la vostra startup.

 

I 10 passi per superarla secondo gli esperti in materia

Valerie Young è una delle più grandi esperte al mondo della sindrome dell’impostore, tanto da essere autrice di diversi libri sull’argomento e una TedX speaker di grande valore. Dai suoi studi ha potuto produrre un decalogo su come affrontare e superare la sindrome dell’impostore:

  1. Parlane: la vergogna tiene tante persone imprigionate nei loro pensieri e un modo per uscirne è confrontarsi anche perché sono tante le persone che soffrono di questa sindrome.
  2. Separa le sensazioni dai fatti: spesso ci si può sentire impotenti ma è una sensazione, non vuol dire che sia vero.
  3. Riconosci quando ti senti un outsider: alle volte sentirsi fuori contesto è normale ma bisogna capire se non è il contesto stesso a farti sentire così come nei luoghi di lavoro in cui si è l’unica donna dell’ufficio
  4. Focalizzati sugli aspetti positivi: essere dei perfezionisti può essere un buon modo per eccellere ma quando la perfezione diventa ossessione questo può rappresentare un problema dunque bisogna lavorare duramente e allo stesso tempo perdonarsi in fretta quando degli errori verranno commessi
  5. Sviluppa una risposta al fallimento: Henry Ford disse che “il fallimento è l’unica opportunità per ricominciare in modo più intelligenze” e dunque, quando si fanno degli errori, bisogna perdonarsi in fretta e tornare a lavorare sapendo che non verrà più ripetuto quello sbaglio
  6. Permettiti di sbagliare: se si hanno dei pensieri come “Dovrei sapere sempre come risolvere un problema” oppure “Non chiedo mai aiuto” bisognerà cambiare atteggiamento perché tutti sbagliamo e chiediamo aiuto
  7. Sviluppa un nuovo modo di pensare: quando arriverà un pensiero dubbioso sulle proprie capacità, come ad esempio quando si inizia un nuovo progetto, bisogna riconoscerlo subito e ripetersi non che “un giorno scopriranno che sono una frode” bensì “che anche in caso di errore si è intelligenti a sufficienza per superarlo”
  8. Visualizza il successo: quando arriva il momento di fare una performance è utile visualizzarla nella propria mente come già fatta e con grande successo
  9. Premiati: riconosci quando hai oggettivamente avuto un merito e trova un modo per premiarti
  10. Fake it ‘til you make it: non aspettare il momento di sentirti all’altezza per fare qualcosa perché il coraggio arriva dal prendersi dei rischi dunque fai il salto e costruisci la tua autostima

 

Un ultimo appuntato: focalizzati sui dati, non sulle sensazioni

sindrome dell'impostore: focalizzarsi sui dati

Quando si fanno attività di Digital PR è una strategia che funziona quella di inserire i dati all’inizio dei comunicati stampa, citando le fonti e dando largo spazio alle informazioni di scenario. L’obiettivo è raccontare la realtà per quella che è, non per quella che noi pensiamo che essa sia. Allo stesso modo, deve essere fatto il personal branding proprio e di quello della propria startup: dati, dati e ancora dati. Sarà poi il lettore a fare le proprie considerazioni.

Così come in un comunicato stampa vengono inseriti e analizzati i dati in modo molto oggettivo, allo stesso modo ci si può comportare per esorcizzare la sindrome dell’impostore e vivere il proprio progetto imprenditoriale in modo più sereno. Ecco perché quando arriva il classico dubbio da sindrome dell’impostore sulle proprie competenze e reali capacità, bisogna ripetere lo stesso procedimento: analizzare i fatti per quelli che sono focalizzandosi sui dati e non sulle sensazioni.

L’obiettivo per essere sicuri di aver superato la sindrome dell’impostore non è eliminarla del tutto perché i dubbi nel percorso imprenditoriale ci saranno sempre bensì saperla riconoscere e dominare. Per questo bisogna avere chiaramente in mente il potenziale della propria startup, tracciare le vittorie e la crescita e basarsi su quello.

Fare startup è già un percorso difficile per molti motivi ma è un viaggio da compiere con coscienza e che deve essere goduto perché nella sua definizione più tradizionale, richiede anche la capacità di stravolgere le carte in tavola per diventare scalabile e arrivare a più persone possibili. E questa abilità non può essere compromessa dalla paura di esporsi e di raccontare la propria idea al proprio pubblico di riferimento.

Se sei quindi interessato ad un’attività di Digital PR per la tua startup, abbiamo un servizio dedicato a te.

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