Softcare Studios: così la realtà virtuale supporta i pazienti durante la terapia

 In Intervista alla startup
softcare studios

Oggi abbiamo il piacere di intervista Valentino Megale, founder & CEO della startup italiana Softcare Studios.

Non vediamo l’ora di saperne di più, iniziamo!

Ciao Valentino! Per chi non ti conoscesse, raccontaci chi sei e come è nata l’idea di Softcare Studios.

Ciao a tutti, mi chiamo Valentino Megale e mi occupo di tecnologie digitali applicate agli ambiti della salute e del benessere.

valentino megale softcare studios

 

Professionalmente nasco come biologo, con esperienze di ricerca universitaria in Italia, Francia, Austria ed un dottorato nell’ambito della farmacologia applicata al sistema nervoso. Dopo aver inizialmente lavorato su progetti di ricerca per chiarire il funzionamento delle cellule nervose e per la lotta alle metastasi tumorali, ho deciso di esplorare le possibilità offerte dalle tecnologie digitali a supporto dei pazienti durante la terapia.

In molti contesti, il benessere del paziente non dipende solo dal trattamento medico e dalle condizioni di benessere fisiche, ma anche dalla sua condizione psicologica.

Supportare psicologicamente un paziente può facilitare i trattamenti medici, aiutare il decorso della terapia e ottimizzare i risultati finali raggiunti, oltre a migliora la qualità della terapia stessa.

Possiamo migliorare il supporto psicologico dei pazienti con le tecnologie digitali, riducendo così anche l’uso di farmaci come sedativi e antidolorifici?

Possiamo aiutare in questo modo, indirettamente, anche il personale medico a raggiungere meglio i propri obiettivi?

Softcare Studios nasce per rispondere concretamente a queste domande.

Softcare Studios: quando è nata? di cosa si tratta? Qual è il suo obiettivo?

Softcare Studios nasce ufficialmente a giugno 2017 a Roma, anche se il nostro lavoro come team era iniziato già a inizio del 2017.

Inizialmente l’idea è partita sviluppando il nostro progetto TOMMI che ci ha permesso di essere selezionati per partecipare al percorso di accelerazione dell’azienda pharma Merck in Germania.

Lì abbiamo capito che volevamo dedicare tutte le nostre energie e passione per portare avanti la nostra visione: utilizzare le tecnologie immersive (in particolare la realtà virtuale) per fornire supporto psicologico ai pazienti ed aiutarli ad affrontare meglio la terapia, utilizzando le nostre soluzioni anche per far emergere informazioni sulle capacità psicomotorie dei pazienti utili al personale medico per ottimizzare il percorso terapeutico.

Da quel momento è iniziato un viaggio fatto di impegno, lavoro di squadra, ricerca e confronto che ci ha permesso di essere selezionati da altri due percorsi di accelerazione: il primo al TMCx, presso il Texas Medical Center, il centro medicale più grande del mondo; il secondo ad Accelerace a Copenaghen. Due percorsi che ci hanno fatto crescere, maturare e costruire professionalmente il nostro progetto di impresa.

Il vostro primo progetto è TOMMI: ce lo racconti?

Seguendo la mission di Softcare Studios, TOMMI nasce con l’obiettivo di supportare l’esperienza dei pazienti durante il trauma rappresentato dalla terapia utilizzando uno strumento digitale, la realtà virtuale, per ridurre l’uso di sedativi e antidolorifici.

In particolare, TOMMI è un’esperienza in VR fornita in forma di gioco interattivo e immersivo, dedicato ai pazienti pediatrici sottoposti a trattamenti medici stressanti e dolorosi: parliamo di ambiti in cui il bambino vive sfide e condizioni particolarmente difficili come la pediatria oncologica, ma anche l’odontoiatria, l’ortopedia e i test diagnostici.

tommi game

Abbiamo progettato ambienti digitali per distrarre i bambini dalle emozioni negative della terapia, per dar loro una tregua dalle mura ospedaliere, ma anche per coinvolgerli attivamente nelle piccole sfide del gioco, stimolando e testando le loro capacità psicomotorie per fornire al personale medico informazioni utili a valutare le condizioni di benessere dei pazienti e ottimizzare la terapia.

n.d.r. in questo video puoi vedere qualche animazione di TOMMI:

Inoltre, e per noi rappresenta un aspetto fondamentale, TOMMI coinvolge anche i genitori che possono così giocare con i propri figli e vivere dei momenti di complicità e spensieratezza comuni.

Un progetto che per la sua innovatività e impatto è stato riconosciuto da numerosi premi tra cui la Pfizer Healthcare Challenge a Berlino, il Premio Marzotto a Milano, il Web Marketing Festival di Rimini, il Premio NIDI a Imola e recentemente selezionati dalla Commissione Europea come miglior startup di salute digitale in Europa agli Startup Europe Awards.

A che punto siete dello sviluppo e quali sono i punti chiave della vostra roadmap?

TOMMI è pronto nella versione closed beta, e in questo momento lo stiamo testando presso il reparto di oncoematologia del Regina Margherita di Torino con pazienti pediatrici, sotto supervisione medica e in collaborazione con le associazioni locali DEAR e Fondazione Amici di Jean.

A breve partirà un secondo percorso pilota presso il SS. Annunziata di Taranto in collaborazione con l’associazione LWB Project.

Si tratta di percorsi di familiarizzazione con la tecnologia che ci permetteranno di discutere approfonditamente delle potenzialità di TOMMI con il personale medico, i pazienti e le loro famiglie.

Il nostro obiettivo è quello di partire a breve con percorsi di sperimentazione clinica, sia in Italia che negli USA, in modo da validare oggettivamente e scientificamente il valore del progetto prima di distribuirlo agli ospedali. A tal proposito stiamo finalizzando collaborazioni chiave con realtà impegnate nella validazione medica e con gli ospedali.

Qual è la prima reazione dei bimbi che provano TOMMI?

Le prime sessioni con TOMMI ci hanno davvero emozionato: i bambini giocano a TOMMI e sono entusiasti di rigiocarci e lo stesso vale per i genitori che trovano un modo concreto attraverso cui condividere tempo e sorrisi con i propri figli.

Con TOMMI i bambini possono finalmente ritagliarsi un piccolo giardino di privacy, dove lasciarsi andare e rilassarsi con ambientazioni positive nonostante spesso siano forzati a stare in ospedale.

Per noi è una grande soddisfazione, quello che possiamo fare con la tecnologia e l’impatto che possiamo offrire ai bambini con il nostro lavoro è impagabile ed è la molla che ci spinge a fare sempre meglio, sempre più in sintonia con le reali necessità dei pazienti.

In quanti siete e da quali figure è composto il vostro team?

Siamo partiti con 5 co-fondatori: io, CEO, mi occupo della parte di ricerca medica; Cristian Currò, COO, si occupa della strategia business e del project management; Bruno Lenzi, CTO, si occupa del project design e di connettere al meglio le necessità dei pazienti con lo sviluppo tecnico; Gianfranco Damato si occupa dello sviluppo software e dell’implementazione in VR; Chiara Aielli infine si occupa dello sviluppo backend.

Dopo il primo anno di attività siamo cresciuti rapidamente fino a 10 membri, tra cui innanzitutto Giuseppe Oppedisano (nostro fondamentale business advisor), Camilla Maccagnano (game designer) e Fabrizio Bosica (grafica).

Siamo un team estremamente trasversale, capace di dialogare tenendo conto di svariati punti di vista ed esperienze e credo che questo, oltre al valore umano delle singole persone, sia ciò che ci rende un vero e proprio dream team.

Quali sono i principali vantaggi e svantaggi dello sviluppare una società e-health in Italia piuttosto che in paesi come Inghilterra, USA o Danimarca?

In Italia abbiamo grandissime menti, giovani capaci di impegnarsi con passione e professionalità, desiderosi di mettersi in gioco, creativi e innovativi.

Vogliamo fare la nostra parte, contribuire ai grandi cambiamenti della società in corsa verso il futuro e abbiamo una ricchezza culturale e tecnica che vogliamo mettere a disposizione di questo percorso.

Talvolta, riusciamo a realizzare questo obiettivo in Italia, troppo spesso però siamo costretti a presentare e sviluppare le nostre idee all’Estero.

Perché?

Ci sono motivi tecnici, come minore disponibilità di investimenti in Italia, infrastrutture non sempre pronte per salti innovativi, ma anche motivi culturali come una minore sensibilità per l’innovazione da parte dei decision makers e minore propensione al rischio e alla visione a lungo termine.

Ci muoviamo in equilibrio tra queste forze opposte e sta a noi cogliere il meglio e preparare la strategia più adatta per superare l’attrito iniziale.

Grazie Valentino per aver raccontato la storia della tua startup e per gli interessanti spunti che ci hai dato!

In bocca al lupo.

 

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