I criteri di valutazione delle startup in cui investire [Intervista al business angel Fabio Pozzi]

I criteri di valutazione delle startup in cui investire - intervista al business angel Fabio Pozzi

Quali sono i criteri da tenere in considerazione quando si decide di investire in una startup?

Ce lo spiega in questa intervista Fabio Pozzi, business angel che ha partecipato al pitch day dello Startup Builder.

Fabio, infatti, oltre ad essere un Product e Program Manager, è un appassionato di investimenti che da circa un paio di anni supporta le startup in qualità di mentor e business angel. In questa intervista ci racconta la sua esperienza di business angel, dando consigli a chi vuole investire in startup.

Buona lettura!

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Benvenuto Fabio! Per iniziare, ci dici qual è la tua occupazione principale?

Attualmente sono Product e Program Manager presso IDS Airnav, società del Gruppo ENAV. Mi occupo di gestione prodotto e progetti in un ambito complesso come quello aeronautico. Mi dedico poi alla mia passione, che è quella della Mentorship di Startup e di investimenti. Ho iniziato nel 2018 in ambito universitario al termine del mio percorso di Executive MBA e da quel momento non ho più smesso, allargando i miei orizzonti in diversi settori, da quelli più tecnologici come il Fintech fino a trend in costante crescita come Beauty e Cosmetica.

 

Da quanto tempo investi in startup?

Investo in Startup da un paio di anni. Come detto in precedenza, sono un appassionato di investimenti in generale. Mi piace diversificare. Investo su diversi mercati, in particolar modo quello USA. Ho un portfolio separato per investimenti più rischiosi quali appunto quelli in Startup. Anche qui cerco di selezionare e diversificare molto seguendo dei criteri rigorosi. In quest’ultimi anni, ho accelerato molto, visti anche gli interessanti incentivi fiscali messi a disposizione dal MISE per investimenti privati.

 

Quali sono i criteri che utilizzi per decidere se investire in una startup?

I criteri che seguo sono diversi. Sicuramente parto dall’analisi del trend di mercato, che deve avere e mettere a disposizione dei volumi ed opportunità di crescita interessanti. Uso poi la scala TRL (Technology Readiness Level), inventata dalla NASA e, modificata opportunamente, applicata fin dal 2013 in ambito aziendale industriale da parte dell’ISO. Questa scala definisce il livello di maturità di una Startup, in base allo stato di validazione (che può essere su carta o arrivare fino alla validazione operativa sul mercato). Si parte insomma dalla definizione del concept fino al livello massimo, in cui il sistema/tecnologia è ormai sul mercato e viene commercializzato (TRL9). È ovviamente fondamentale che la Startup sia costituita e che abbia raccolto le prime metriche con una base anche piccola di early adopters che sono stati disposti a pagare per il prodotto/servizio. Ultimo ma non ultimo il Team, che deve dimostrarsi competente della materia ma allo stesso tempo umile nel capire quali sono le skill mancanti e recettivo/flessibile nel reperirle. Mi piacciono i Team aperti che accettano consigli e che sono “coachable”, ovvero aperti a consigli di Advisor esperti. Non solo, devono avere già chiare, almeno sulla carta, strategie di crescita e di eventuale exit. Devono dunque rendere l’investimento appetibile ad eventuali investitori.

 

Qual è il tuo ticket di investimento medio? Per quanto tempo resti legato alla startup?

Beh su questa domanda rimaniamo coperti, sono comunque cifre in linea con un tipico investimento di un Angel Investor. Cerco di investire in Startup con le quali mi piacerebbe lavorare sul lungo periodo. Il mio orizzonte di investimento è 5 anni. Rischioso? Si, ma penso che, anche per dare un significativo contributo all’ecosistema, occorra puntare alla crescita e non solo al guadagno facile. Mi piacerebbe che le startup nelle quali investo diventassero aziende vere e proprie. È quello l’indicatore di riferimento che dirà se ho puntato sul Team giusto e capace.

 

Se dovessi fare un bilancio, qual è il rendimento medio dei tuoi investimenti?

Il mio ROI medio è attualmente un 2x, che per avere iniziato da relativamente poco, non mi sembra niente male. Come detto, punto molto al lungo periodo, affinando inoltre le mie doti di scouting. Come Business Angel, ovviamente, si tende a farsi coinvolgere molto dall’idea, ma sto imparando ad essere molto più freddo e a prendere decisioni basandomi sull’analisi dei dati. Investire è solo in parte tecnica, il successo è determinato spesso dai comportamenti e dalla gestione delle proprie emozioni. La finanzia comportamentale è una materia sempre più studiata ed in continua evoluzione. Non a caso, ormai non si può prescindere da quella che viene chiamata “sentiment analysis”, cioè l’analisi di cosa sta facendo la maggioranza degli investitori sui mercati finanziari.

 

Oltre al supporto economico, come aiuti le startup in cui investi?

Da appassionato di finanza, cerco di dare consigli sulla gestione dei costi, spesso sottovalutati e di fornire spunti per la partecipazione a call e bandi di gara. I flussi di cassa sono importanti e bisogna sfruttare ogni occasione per alimentarla e rinnovare il ciclo di vita aziendale. Le opportunità sono ovunque in questo periodo. Bisogna però dimostrare costanza e non abbattersi mai ai primi fallimenti. Non investo solamente, a volte cerco di aiutare e curare gli aspetti programmatici delle idee, di mettere in fila le cose stilando una lista di priorità. Un difetto degli startupper è che spesso vogliono fare tantissime attività in parallelo. Cerco di proporre quel 20-80, 20% di attività che può portare ai primi risultati tangibili e ad un prodotto con caratteristiche minime tali da poter aggredire il mercato.

 

Qual è l’aspetto che preferisci dell’investire in startup?

Mi piace tantissimo la parte di scouting, di networking. Mi piace parlare con i founder per capire cosa li ha spinti ad iniziare. Indipendentemente che il processo di investimento vada a buon fine o meno, esco dalle call sempre carichissimo e pieno di idee. Si parla tantissimo di diversità e penso che il mondo Startup ne sia l’esempio lampante. Puoi trovare founder di tutte le età che si vogliono mettere in gioco, o magari team tutti al femminile. Team (se si considerano gli Advisor) con età cha possono variare dai 20 ai 60 anni. Si impara da tutti. Come accennavo, dalle call si esce sempre più ricchi in termini di bagaglio di conoscenze sia tecniche che umane.

 

Sei iscritto ad un club di investitori?

Non ancora, per i motivi descritti nella risposta precedente. Sicuramente essere iscritti ad un club di investitori permette di risparmiare molto tempo. Possono indirizzarti sugli investimenti e dare consigli utili. Ma ho paura di perdere la componente di scouting della Startup, quella che più mi appassiona. Per ora, preferisco di no.

 

Un consiglio che dai a chi vorrebbe iniziare ad investire in startup?

Beh, intanto fatelo. L’ecosistema è ancora in crescita ed il taglio degli investimenti ancora piccolo se paragonato ai volumi di una Sylicon Valley. Penso banalmente, che buttiamo tanti soldi in cose inutili e futili. Tentare di costruire realtà durature nel tempo, è una sfida che dà soddisfazione. Le cose possono andare bene o male, come in tutti i fattori e le scelte umane. Ma rimanere fermi e non tentare è ancor peggio. È un momento molto vantaggioso per investire. Altro consiglio importante, studiate ed aggiornatevi sempre. L’educazione finanziaria è molto importante e siamo molto indietro come sistema paese.

È stato un piacere intervistare Fabio e scoprire di più sulla sua esperienza.

Speriamo che questa intervista abbia interessato anche te, e ti abbia fornito degli spunti interessanti. Se vuoi saperne di più sul mondo degli investimenti in startup, iscriviti alla nostra investor list per rimanere aggiornato sulle migliori startup dello Startup Builder, il nostro incubatore online e ricevere gli inviti per partecipare ai nostri pitch day.

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