Valutazione Startup: tutto quello che devi sapere

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Valutazione startup

La valutazione di una startup è un passo fondamentale prima di presentare la tua idea a un investitore: se vuoi convincere qualcuno a finanziarti dovrai avere bene in mente qual è il reale valore del tuo progetto.

Una startup ha maggiori possibilità di farcela quando ha un capitale sufficiente per sviluppare il prodotto o servizio offerto in modo completo, altrimenti rischia di fallire, per questo è importantissimo essere preparati sul lato economico quando si tratta di presentare il proprio progetto a dei potenziali finanziatori, perché ti verrà sicuramente chiesto quanti soldi ti occorrono.

Ti stai chiedendo come valutare una startup? In questo articolo ti aiuteremo a capire quanto vale una startup, per questo ti mostreremo i metodi e gli approcci più utilizzati per valutarne una, ma prima è necessaria una piccola precisazione sulla tipologia di analisi economica che è possibile effettuare, perché in base al momento in cui viene effettuata si può parlare di valutazione pre-money o post-money.

 

Valutazione pre-money e valutazione post-money: la differenza

valutazione startup

La differenza tra valutazione pre-money e post-money di una startup è legata al momento in cui la startup riceve degli investimenti:

  • nel primo caso (pre-money) ci si riferisce al valore concordato dell’impresa prima che riceva il prossimo round di finanziamento;
  • invece nel secondo caso (post-money) si fa riferimento al valore della startup immediatamente dopo aver ricevuto il capitale.

Come avrai capito questi due concetti sono di vitale importanza per stimare il valore di una startup, anche perché la differenza tra valutazione pre-money e post-money serve anche a determinare la quota azionaria a cui gli investitori hanno diritto dopo la fine del round di finanziamento, che ovviamente può variare.

Se un investitore, per esempio, decidesse di finanziare una startup con un capitale di 25 mila euro, otterrebbe una quota azionaria del 20% se la valutazione pre-money fosse di 100 mila euro. Se invece la valutazione prima del round di finanziamento fosse più bassa, per esempio 75 mila euro, allora la quota azionaria sarebbe più alta e corrisponderebbe al 25%.

 

Valutazione pre-money: che cos’è e perché è importante

Come abbiamo accennato la valutazione pre-money si riferisce al valore di una società che non include l’ultimo round di finanziamento o apporti esterni al capitale di rischio: per semplificare si potrebbe dire che la valutazione pre-money corrisponde al valore di una startup prima che inizi a ricevere investimenti, o prima che riceva il prossimo.

Questo tipo di analisi è molto importante per gli investitori, essenzialmente per due motivi: sia perché restituisce un’idea del valore attuale e reale dell’attività in questione, sia perché fornisce anche il valore di ciascuna azione emessa.

Dopo aver chiarito anche il concetto di valutazione post-money, vedremo insieme anche i metodi più utilizzati per calcolare quanto vale una startup.

 

Valutazione post-money: che cos’è e come si calcola

La valutazione post-money indica quanto vale una startup dopo aver ricevuto del capitale o degli investimenti, inoltre questo tipo di stima include l’apporto esterno di capitali o l’ultima immissione di denaro dopo un round di finanziamento.

Vediamo insieme perché questo tipo di valutazione è importante con un esempio: se un angel investor o un venture capitalist volesse finanziare una startup in ambito FinTech, l’imprenditore e il possibile partner potrebbero concordare sul fatto che l’impresa valga 100 mila euro, dopodiché il business angel potrebbe decidere di investire 25 mila euro. A questo punto quale sarebbe la quota che gli spetta?

Dopo il finanziamento la valutazione post-money della startup salirebbe a 125 mila euro complessivi, dunque la parte che spetta al nuovo azionista dovrebbe essere calcolata tenendo conto di questo valore e della cifra dell’investimento, per cui la quota ammonterebbe al 20%.

 

Quali sono i metodi e gli approcci migliori per la valutazione di una startup?

metodi di valutazione startup

Partiamo da un assunto di base: la valutazione di un’azienda non è mai semplice, in particolar modo quella di una startup, che potrebbe avere entrate o profitti limitati o nulli, oltre che un futuro molto incerto.

Normalmente le aziende già rodate, che hanno entrate e utili costanti, vengono valutate con il metodo dei multipli, che si basa sul prezzo di imprese comparabili (società quotate dello stesso settore oppure con transazioni comparabili), applicato a dati di bilancio come cash flow, fatturato, risultato operativo lordo (Ebit), margine operativo lordo (Ebitda), patrimonio netto, posizione finanziaria netta e utile netto.

La vera difficoltà si presenta però quando bisogna stimare il valore di una startup, che probabilmente sta cercando di validare un modello di business: in questo caso non è ancora un’azienda quotata in borsa e potrebbe essere lontana anni dal vendere il proprio prodotto o servizio. Allora come si fa a capire quanto vale?

Una soluzione c’è, anzi più di una: qui di seguito puoi trovare i metodi e gli approcci più usati per la valutazione di una startup.

 

Il Metodo Berkus

Il metodo Berkus, anche conosciuto come metodo checklist, è uno dei modo più utilizzati per valutare una startup, soprattutto in fase early stage. Prende il nome da Dave Berkus, venture capitalist e business angel, che è stato il primo a formulare questo approccio basato su 5 fattori chiave:

  1. valore di base (rischio del prodotto);
  2. tecnologia (rischio tecnologico);
  3. qualità manageriali del team (rischio di esecuzione);
  4. rapporti e partnership strategiche nel mercato di riferimento dell’attività (rischio di mercato e competitivo);
  5. produzione e vendite (rischio finanziario o di produzione).

Con il metodo Berkus viene effettuata una valutazione dettagliata partendo dalla disamina dei singoli fattori elencati: ognuno di essi ha il proprio valore, che unito e sommato a quello di tutti gli altri aiuta a calcolare l’effettivo valore della startup.

Spesso si attribuisce un valore che varia da 0 a 500 mila euro a ognuno di questi 5 fattori chiave, che varia a seconda della grandezza del mercato di riferimento: nel caso in cui una startup ottenga il massimo punteggio in tutti i vari fattori chiave, allora otterrà una valutazione pre-money di 2,5 milioni di euro.

 

L’Approccio Cost-to-Duplicate

L’approccio Cost-to-Duplicate per valutare una startup prende in considerazione di tutti i costi e le spese associati all’avvio e allo sviluppo del suo prodotto, compreso l’acquisto delle risorse fisiche per partire. Si tratta di un approccio focalizzato soprattutto sugli aspetti più concreti e materiali che riguardano un’attività.

Lo scopo è capire quanto costerebbe ricreare una startup identica, perché un investitore esperto non pagherebbe mai una cifra maggiore rispetto al costo di duplicazione dell’attività: se un’impresa può essere ricreata partendo da zero spendendo una cifra di gran lunga inferiore, probabilmente qualcuno potrebbe voler sfruttare l’idea alla base per conto proprio.

Con questo metodo le valutazioni sono mediamente più basse, perché non si tiene in considerazione il potenziale di sviluppo futuro dell’azienda, ma ci si concentra piuttosto sul valore delle idee, della tecnologia e dei prodotti che sono stati già sviluppati.

Un altro inconveniente di questo tipo di approccio è che non prende in considerazione e non dà il giusto valore agli asset intangibili di una startup, ovvero le conoscenze e le competenze possedute dalle persone che ci lavorano, i marchi e brevetti registrati, le relazioni, l’ottimizzazione dei processi, etc.

Escludendo dalla valutazione tutto ciò che non è “fisicamente tangibile” e misurabile, si rischia di perdere di vista gran parte del potenziale dell’azienda stessa.

 

Il Metodo dei Multipli o (Approccio Market Multiple)

Il metodo dei multipli si basa sull’idea che delle attività simili vendano a dei prezzi simili: questo implica anche che alcuni aspetti finanziari, come il margine operativo o il flusso di cassa, siano gli stessi o comunque molto simili.

I genere con il termine “multiplo” si intende il rapporto tra il mercato o il valore stimato di un’attività, messo in relazione a un elemento specifico del bilancio.

Questo approccio di valutazione presuppone che un determinato multiplo sia applicabile a più imprese che operano nello stesso settore, per cui se delle startup sono comparabili è possibile determinare il valore di una basandosi su quello di un’altra molto simile.

Con il metodo dei Multipli è possibile analizzare molte delle caratteristiche di un’impresa attraverso un semplice numero, che può essere moltiplicato per una metrica finanziaria specifica, per esempo l’Ebitda, per calcolare il valore di un’impresa. A loro volta I multipli si possono suddividere in due categorie, ovvero multipli equity side e multipli asset side.

I multipli equity side si basano tutti sui prezzi e sono calcolati tenendo conto del valore di mercato del solo capitale, messo in relazione di volta in volta con una delle seguenti variabili:

  • utile netto (earnings),
  • utile netto sommato ad ammortamenti (cash earnings);
  • patrimonio netto a valori correnti (net asset value);
  • patrimonio netto contabile (book value);
  • dividendi.

I multipli asset side invece si riferiscono al valore totale dell’impresa e si ricavano da un calcolo più complesso, che deriva dal rapporto tra la somma del valore del capitale a prezzi di mercato, dell’ammontare dei debiti finanziari netti e del patrimonio di terzi, in relazione a una delle seguenti variabili:

  • reddito operativo (Ebit);
  • margine operativo lordo (Ebitda);
  • fatturato;
  • reddito operativo al netto delle imposte teoriche in ipotesi di impresa non indebitata (Nopat).

 

Il Metodo Scorecard

Il metodo Scorecard è uno dei modi più utilizzati per capire quanto vale una startup. È stato inventato da William “Bill Payne”, un Angel Investor statunitense, per questo è noto anche come metodo Payne, anche se all’estero viene definito anche benchmark method.

Questo tipo di valutazione è molto apprezzata nel mondo delle startup, perché permette di comprendere il valore essenziale di un’azienda confrontandola con altre simili, combinando la valutazione media di settore con un moltiplicatore, che è la summa di una serie di fattori qualitativi e quantitativi specifici, come regione geografica, mercato e fase del ciclo di vita della startup.

Il primo passo del metodo Scorecard dunque è trovare la valutazione pre-money media del settore, un’informazione che è possibile ottenere tramite qualche indagine di mercato e che i business angel più esperti o un altro tipo di investitore potrebbe già avere.

Il secondo passaggio consiste invece nel ricavare il moltiplicatore dalla somma di vari fattori chiave, a ciascuno dei quali cui viene assegnato un peso in percentuale che non può superare un valore massimo stabilito da Payne:

  • forza del management (max 30%),
  • dimensione del mercato (max 25%),
  • prodotto o servizio e tecnologia utilizzata (max 15%),
  • partnership, marketing e canali di vendita (max 10%),
  • contesto competitivo (max 10%),
  • necessità di investimenti aggiuntivi (max 5%),
  • varie ed eventuali (max 5%).

Una volta che saranno calcolati e sommati e vari coefficienti di tutti i fattori sarà possibile ottenere il moltiplicatore, che applicato alla valutazione media di settore permetterà di stabilire quanto vale la startup presa in esame.

 

Il Metodo Discounted Cash Flow (DCF)

Premessa: la maggior parte delle startup, in particolare quelle che devono ancora iniziare a generare guadagni, basano il loro valore sul potenziale di sviluppo futuro.

Il Metodo Discounted Cash Flow (DCF) va in questa direzione, perché cerca di prevedere la il flusso di cassa che l’azienda produrrà in futuro, tenendo conto del tasso atteso di rendimento dell’investimento.

Semplificando, se un’attività necessita di un certo tipo di investimento – nel presente o nel breve periodo – e sono disponibili previsioni sui rendimenti futuri che genererà, allora è possibile calcolare il valore corrente di del flusso di cassa, utilizzando il tasso di sconto (Discount Rate). Se il valore attuale netto ottenuto è positivo, allora il progetto è considerato fattibile, in caso contrario non sarebbe realizzabile dal punto di vista finanziario.

C’è però una criticità con l’approccio Discounted Cash Flow, legata a un fattore puramente umano: dipende moltissimo dalla capacità dell’analista di prevedere le condizioni di mercato future e fare buone ipotesi sui tassi di crescita a lungo termine, un’operazione tutt’altro che semplice quando si deve fare una stima che riguardi parecchi anni a venire e che venga applicata su una startup che ha un fatturato ancora molto basso.

 

Il Metodo Venture Capital

Il metodo Venture Capital può essere utilizzato per valutare le startup in early stage, motivo per cui è molto utilizzato proprio dai venture capitalist, che investono spesso in questa fase nelle startup.

La logica dietro questo metodo per valutare un’azienda è molto semplice: quando un venture capitalist o un investitore decide di partecipare al capitale di rischio rilevando una quota, si aspetta che in futuro, quando uscirà dall’azienda, le sue azioni abbiano acquisito un valore tale da giustificare l’investimento, in modo da garantirgli un importante ritorno economico.

Il metodo Venture Capital prende in considerazione 2 variabili per stimare il valore di un’azienda basandosi: il Roi atteso (che dipende a sua volta da quanto è rischioso l’investimento) e l’Exit o Terminal Value.

Nel caso di chiusura del primo round di finanziamento dalla startup, è possibile utilizzare la seguente formula per calcolare il Roi atteso:

Roi Atteso = Exit Value : Valutazione Post-money.

Viceversa sarà anche possibile calcolare la valutazione post-money basandosi sulle altre due variabili:

Valutazione Post-money = Exit Value : Roi Atteso

 

Il Metodo First Chicago

Poiché la startup sono dell’imprese ad alto rischio di fallimento, per via della loro stessa natura, il metodo First Chicago è molto utile per tenere in considerazione diversi scenari, dato che è tutt’altro che semplice predire il futuro di un’azienda di questo tipo.

In questo metodo di valutazione i vari scenari ipotetici sono combinati tra loro per ottenere una valutazione della startup che deriva da una media. Questo tipo di metodo è molto utilizzato in early stage, perché permette di ottenere dei risultati migliori secondo molti investitori.

Il First Chicago Method si basa sul metodo Venture Capital e su quello Discounted Cash Flow, ma aggiunge un ulteriore livello di complessità. Per prima cosa bisogna pianificare 3 diversi scenari su come una startup potrebbe evolversi, infatti bisogna tenere in considerazione

  • la possibilità di sviluppo migliore per una startup,
  • l’ipotesi peggiore,
  • un caso base che non sia agli estremi.

A questo punto per ogni scenario si deve calcolare il valore della startup utilizzando il metodo Venture Capital o l’approccio basato sul flusso di cassa (Discount Cash Flow), poi, in un secondo momento, si possono mettere in relazione i tre casi: per ogni tipo di scenario (migliore, peggiore, base) si stima una probabilità che accada, poi ognuno di questi valori probabilistici va moltiplicato per il rispettivo valore della startup (sempre a seconda dello scenario), dopodiché le 3 cifre ottenute vanno sommate tra loro e infine si può ricavare la media.

In sostanza è come se si seguisse la seguente formula:

[ (Valore Startup in Scenario Peggiore x Relativa Probabilità che accada) + (Valore Startup in Scenario Migliore x Relativa Probabilità che accada) + (Valore Startup in Scenario Base x Relativa Probabilità che accada) ] = Valutazione Media della Startup

 

Il modello Risk Factor Summation

Un tipo di valutazione startup pre-money molto utilizzata è quella che segue il modello Risk Factor Summation, il quale prende in considerazione tutti i rischi associati all’attività che possono influenzare il Roi.

Per prima cosa si calcola un valore iniziale stimato per la startup, utilizzando uno degli altri metodi o approcci di cui abbiamo parlato in precedenza; successivamente si tiene in conto dell’effetto – positivo o negativo – dei diversi tipi di rischi aziendali, per cui viene dedotta o aggiunta una stima al valore iniziale, in base al tipo di rischio.

Il valore finale della startup si ottiene dopo aver preso in considerazione tutte le possibili criticità e aver calcolato la somma dei fattori di rischio associati (rischio di gestione, rischio di concorrenza sul mercato, rischio tecnologico, etc).

Ovviamente se i fattori di rischio sono bassi questo può solo accrescere il valore della startup, in caso contrario la valutazione finale ne risentirà, per questo per migliorare il risultato di questo procedimento è consigliabile lavorare sulla riduzione dei fattori di rischio e lo sviluppo di piani che li possano arginare o eliminare.

 

Hai mai utilizzato questi metodi per valutare il tuo progetto? Faccelo sapere nei commenti.

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