Venture capital: cos’è, come funziona e differenze con private equity

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Venture capital: cos’è, come funziona e differenze con private equity

Si tratta di una delle più popolari fonti di finanziamento per le startup e, non a caso, sempre più realtà italiane si affidano a questo tipo di soluzione per poter lanciare i propri progetti e far crescere le proprie imprese: vediamo come funziona l’attività di venture capital financing e chi può trarne beneficio.

 

Cosa si intende per venture capital?

Partendo dalle basi, possiamo definire il venture capital come una forma di investimento di medio lungo termine destinato solitamente a finanziare una startup o una piccola impresa che rivela un elevato potenziale di sviluppo.

Questo strumento economico prevede l’apporto di capitale di alto rischio per finanziare lo sviluppo di un’impresa in cambio della partecipazione nel suo capitale sociale.

Il termine “venture capital” può essere tradotto in italiano con “capitale di ventura”, un’espressione che esprime appunto il senso di alto rischio collegato a questo tipo di investimento, date le alte probabilità di fallimento delle startup: parliamo infatti di realtà che – purtroppo – molte volte non hanno nemmeno un modello di business ben definito. Allo stesso tempo però, come ogni investimento di alto rischio, nel caso in cui si scelga il progetto giusto, c’è un alto potenziale di guadagno per l’investitore.

Proprio perché si parla di investimenti di alto rischio, le startup e le aziende che ne traggono beneficio sono solitamente coloro che vengono percepite come troppo rischiose per i tradizionali intermediari finanziari, quali le banche, per esempio. È per questa ragione che l’attività di finanziamento in questione risulta alquanto importante per coloro che desiderano lanciare dei progetti imprenditoriali particolarmente innovativi.

Nel nostro Paese, per poter essere autorizzato, un fondo di venture capital deve avere la forma giuridica della società di gestione del risparmio.

 

Come funziona un fondo di venture capital?

Per poter essere finanziate, le startup o aziende devono essere selezionate da venture capitalist, che di solito lavorano per società di venture capital. Per questo, esse devono presentare un business plan e passare da un processo di due diligence che consiste in un’analisi approfondita dello stato e del valore (reale e potenziale) della startup o dell’azienda che ha presentato la richiesta di finanziamento.

Vengono così valutati elementi quali il relativo modello di business, i prodotti o servizi che vuole proporre, così come, tra le altre cose, il passato dell’imprenditore che vuole portare avanti il progetto. In caso di valutazione positiva, la società di venture capital investirà nel progetto, diventandone parte attiva nella gestione.

I ritorni economici per l’investitore dovrebbero arrivare quando la startup acquisisce valore, una volta vendute le sue quote a un prezzo più alto di quello a cui sono state acquistate.

Oltre ai finanziamenti, spesso le società di venture capital aiutano gli imprenditori nella gestione dell’impresa, fornendo loro un supporto tecnico funzionale alla buona riuscita del progetto. Al contempo, possono aiutare con le attività di raccolta fondi oltre a dare loro l’accesso a delle network di venture capital.

Queste ultime reti funzionano come un ecosistema di supporto alle aziende in fase di sviluppo, permettendo di ampliare la propria rete di contatti, aumentare il proprio bacino di clienti e identificare delle collaborazioni proficue.

L’apporto dell’investitore (che sia un venture capitalist o un business angel) può andare dunque ben oltre i soldi erogati: la relativa esperienza professionale, business skill e contatti possono infatti essere un aiuto non indifferente per le piccole realtà emergenti. Inoltre, ricollegandosi a una startup specifica, un investitore istituzionale potrebbe apportare notorietà alla startup in questione, aumentando la fiducia del mercato nella nuova realtà imprenditoriale.

 

Come vengono selezionate le startup, le aziende o i progetti da finanziare?

Gli investitori di venture capital possono scegliere le startup o i progetti in cui investire sulla base di differenti criteri.

Uno di essi riguarda il relativo settore di appartenenza: è molto comune infatti che i fondi di venture capital vengano erogati a startup e piccole aziende di carattere altamente innovativo nell’ambito tecnologico (si pensi all’intelligenza artificiale o alla biotech, giusto per fare qualche esempio).

Il progetto o azienda da finanziare può essere scelto anche in base alla quantità di fondi che devono essere erogati.

Infine, alcune società di venture capital potrebbero scegliere le startup da sostenere in base alle differenti fasi di vita in cui esse si ritrovano. Effettivamente, mentre alcune società di venture capital investono liberamente, altre invece, sono specializzate in specifiche fasi dello sviluppo delle startup.

Ci sono quindi delle società che investono perlopiù in progetti che si ritrovano in fase di seed (seme), ossia, una delle primissime fasi del ciclo di vita di una startup. In questo caso, si parla di “seed financing” e spesso il capitale investito servirà a finanziare il decollo del progetto, con la creazione di prototipi e/o di prodotti, l’assunzione di personale, e così via. Si tratta di un primo round di finanziamenti che spesso vengono erogati non da venture capitalist, bensì da altre figure, come il business angel (detto anche angel investor), che sono più propense alla scelta di realtà che sono ancora in una fase embrionale.

Insieme ai venture capitalist, i business angel spesso finanziano anche le startup che si trovano in altre fasi come quella dell’early stage. Pur trattandosi ancora di una fase non troppo matura del ciclo di vita di una startup, in quest’ultima ci dovrebbero essere già dei segni di crescita significativi: per questa ragione, i fondi investiti in questo round di finanziamenti tendono a essere superiori rispetto a quelli della fase di seed e si parla, in questo caso, di round di finanziamenti di serie A, di serie B e di serie C.

C’è chi preferisce invece investire in startup che sono in una fase più avanzata del proprio sviluppo, ossia, il late stage, per esempio, erogando dei finanziamenti detti di serie D, di serie E e di serie F. In questa fase, le startup hanno già un modello di business testato e un certo grado di maturità dei propri prodotti e servizi: il portafoglio di clienti dovrebbe essere in crescita e le startup in questa fase tendono già a generare dei ricavi considerevoli, anche se potrebbero non essere ancora redditizie. Proprio per tale ragione, questa tipologia di round di finanziamenti si rivela di grande utilità affinché la realtà in questione inizi a consolidarsi nel settore di appartenenza: anche in questo caso, l’importo investito tende a essere superiore rispetto alle primissime fasi, in modo da consentire alla startup di restare al pari con i competitor e di superarli.

 

Quali sono le differenze tra un venture capitalist e un business angel

Come già precisato, ci sono diverse figure che potrebbero aiutare gli imprenditori a ottenere dei fondi tramite venture capital financing. Partiamo innanzitutto dal venture capitalist, che può essere definito come un investitore istituzionale che fonda e gestisce un fondo di venture capital.

Come dicevamo, però, prima di entrare in contatto con questa figura, spesso le startup vengono sostenute dagli business angel: soggetti che sono più tendenti a investire nelle startup particolarmente promettenti ancora prima dei venture capitalist, assumendosi dunque un rischio ancora più alto.

Si può concludere dunque che venture capitalist e business angel sono entrambi investitori interessati a start up e piccole imprese in fase iniziale, tuttavia essi presentano alcune differenze importanti.

La prima distinzione fondamentale che possiamo fare riguarda la fonte dei fondi: il venture capitalist gestisce un fondo di investimento (che può essere pubblico, privato o misto). Dunque, l’investitore decide di assegnare ad alcune startup selezionate dei fondi che sono stati acquisiti a sua volta da altri investitori, come per esempio banche, fondi pensionistici, fondazioni e degli enti pubblici. I business angel, invece, investono direttamente le proprie risorse finanziarie.

Un altro aspetto importante di differenziazione riguarda il valore dell’investimento, che nel caso dei venture capitalist tende a essere superiore.

Inoltre, i business angel solitamente hanno un ruolo meno formale (quello di una sorta di guida o di mentor) all’interno delle startup e delle imprese da loro finanziate, mentre i venture capitalist richiedono spesso un certo livello di controllo all’interno del progetto, prendendo, per esempio, un posto nel relativo consiglio amministrativo.

 

Qual è la differenza tra venture capital e private equity?

Dobbiamo precisare, infine, che il venture capital nasce come una forma di private equity, una tipologia di investimento pensata per finanziare delle società non quotate in borsa.

Ci sono però alcuni aspetti che ci permettono di stabilire una distinzione tra venture capital e private equity.

La principale differenza riguarda il target a cui sono rivolti i fondi: il venture capital fa riferimento a una forma di investimento che sostiene le aziende o i progetti che si trovano nelle prime fasi del loro sviluppo, vale a dire startup e piccole aziende emergenti che non hanno ancora generato dei profitti significativi.

I fondi di private equity sono destinati, invece, ad aziende più mature, spesso ben consolidate nel proprio mercato di riferimento, che però si ritrovano, per esempio, in situazione di difficoltà economica.

Un altro aspetto importante riguarda il tipo di partecipazione alle società finanziate: i venture capital acquisiscono delle quote che sono solitamente inferiori al 50% del relativo capitale; di contro, gli investitori di private equity prendono spesso una quota di maggioranza nella società, investendo dunque dei fondi con lo scopo di migliorare la performance finanziaria dell’azienda.

L’articolo termina qui.

Speriamo di rivederti presto!

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