Web3: cos’è e come funzionerà il web del futuro

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Il Web3 è uno dei temi caldi del momento.

Tutti ne parlano, tutti lo aspettano e tutti vogliono saperne di più.

In questo articolo, risolveremo i dubbi sull’argomento, spiegheremo cos’è e come funziona il Web3 e quali sono i suoi vantaggi e svantaggi principali.

Iniziamo!

 

Cosa vuol dire Web3

Il Web3 è una nuova evoluzione di Internet (si, proprio quello che stai usando ora per leggere questo articolo) basata sulla blockchain.

Se oggi (con il Web2) siamo abituati a utilizzare il web come un luogo in cui poter solamente leggere e scrivere (read-write web), in futuro si aggiungerà una terza variabile: possedere.

Caratteristica principale infatti del Web3 sarà proprio la possibilità di verificare il possesso di tutto ciò che ruota su internet in maniera inequivocabile (da cui read-write–own web).

Tutto questo con unico grande scopo: ridare potere agli utenti e togliere il monopolio alle grandi multinazionali del settore tech.

Un obiettivo molto ambizioso.

E, proprio per questo, ancora irrealizzabile.

Allora perché parlarne adesso?

Per giocare d’anticipo e fare i primi passi.

E così farsi trovare preparati quando il Web3 sarà effettivamente realtà.

Lo stanno già facendo molte aziende, che hanno scelto di lanciarsi ora in questo ambito perché consce del potenziale dell’idea.

Ma come funziona il Web3?

Scopriamolo subito.

 

Come funziona il Web3

Ripartiamo dal concetto di “potere agli utenti”.

Come vuole il Web3 raggiungere tale obiettivo?

Per prima cosa, la blockchain permette di gestire i contenuti senza intermediari.

Se ora a dettare le regole sono colossi come Google, Meta e Apple, in futuro gli utenti potranno partecipare direttamente alla gestione del web.

Saranno proprietari dei loro contenuti e potranno monetizzarli a loro piacimento.

In che modo?

Con alcuni strumenti usati per guadagnare sul Web3, tra cui:

  • NFT, che certificano la proprietà di un prodotto digitale e permettono il pagamento di royalty ai suoi creatori;
  • social token, per sostenere i creator e sentirsi parte di una community online;
  • fan token, per supportare una squadra di calcio o altri sport, in cambio di premi e contenuti esclusivi;
  • DAO, organizzazioni che concedono agli utenti di acquisire una sorta di quota societaria ed esercitare il diritto di voto tramite token.

E tutto questo sarà incredibilmente decentralizzato (e per questo così inviolabile).

Il Web3 si baserà infatti su una serie di applicazioni decentralizzate (DApp), le quali funzionano in questo modo:

  • vengono distribuite su una rete peer-to-peer di computer, chiamata così perché permette di comunicare senza la mediazione di un server;
  • tutti i partecipanti alla rete possiedono una copia dell’applicazione e possono controllare e approvare le informazioni condivise all’interno delle DApp;
  • per regolare il loro funzionamento, si stila uno smart contract, un contratto che le parti coinvolte devono accettare in via telematica.

Un esempio di applicazione decentralizzata è il social network Steemit, l’alternativa a Facebook basata su blockchain.

In questa DApp, gli utenti devono pagare per postare sul proprio profilo, ma vengono ripagati per ogni like e interazione ricevuti.

Ovviamente tutto tramite criptovalute.

Ecco come funzionerà il Web3.

Ma come siamo arrivati a questa nuova visione del web?

Facciamo una panoramica di com’è nato il Web3 e della sua storia.

 

La storia del Web3

Storia Web3

Web1, Web2 e Web3.

No, non è uno scioglilingua.

Sono le fasi della storia del web.

Questa storia ci riporta indietro nel tempo, a quando la nostra vita era solo offline.

Perché il web ci ha dato strumenti incredibili e ampliato i nostri orizzonti.

Sono apparse nuove professioni, nuove attività di svago, nuovi stili di vita.

Ma è tutto partito da una macchina da scrivere.

Perché il computer era questo all’inizio: una semplice macchina da scrivere.

Per questo, già la prima versione del web degli anni ‘90 era un’idea straordinaria.

Prima, per racimolare informazioni, le persone erano costrette a passare ore e ore chine su libri ed enciclopedie.

Invece, grazie al Web1, gli utenti erano in grado di trovare le informazioni online, risparmiando tantissimo tempo.

Eppure in quella fase il web non era davvero nelle mani degli utenti.

Era uno strumento costoso e, quindi, poco accessibile.

Negli anni ‘90, per una famiglia italiana era già tanto possedere un computer: usarlo per connettersi a Internet era considerato pura utopia.

Così, intorno al 2005 è nato il Web2.

Da essere passivi, gli utenti hanno iniziato a partecipare attivamente alla creazione di contenuti, soprattutto grazie ai social.

Adesso possiamo pubblicare foto su Instagram, video su Tik Tok, recensioni su Tripadvisor e tanto altro.

Ma il Web2 presenta ancora un grave problema: anche se gli utenti hanno un ruolo attivo nella creazione di contenuti, sono i colossi digitali come Google e Amazon a dettare le regole del web.

Proprio per risolvere questo problema, sta nascendo una nuova versione del web: il Web3.

Nel Web3, ogni utente sarà proprietario dei suoi contenuti e potrà monetizzarli.

Ma i vantaggi non si fermano qui.

Analizziamoli uno alla volta.

 

I vantaggi del Web3

Nella società contemporanea, gli utenti vogliono avere un ruolo sempre maggiore nel web.

Il Web3 è lo strumento chiave per raggiungere questo obiettivo.

Perché offre diversi vantaggi agli utenti:

  • decentralizzazione: nel Web3 non ci sono autorità centrali a fare da intermediari. Ogni utente può collegarsi al web, grazie alla rete peer-to-peer;
  • proprietà all’utente: i creatori di contenuti possono rivendicarne la proprietà tramite NFT e monetizzare le proprie opere;
  • sicurezza: il sistema basato su blockchain protegge le informazioni attraverso regole crittografiche e una serie di codici di accesso;
  • anonimato: ogni utente del Web3 viene associato in maniera anonima a un wallet, che contiene le sue chiavi crittografiche (un codice privato e uno pubblico). Questo permette di mantenere l’anonimato quando si naviga sul web;
  • pagamenti integrati: quando un utente viene associato a un wallet, può iniziare a inviare e ricevere pagamenti in criptovalute, senza affidarsi a intermediari come le banche.

Tuttavia, il Web3 ha anche diversi svantaggi.

Vediamoli ora.

 

Gli svantaggi del Web3

Nonostante i suoi lati positivi, sono state fatte diverse critiche a questa nuova versione del web.

Ecco gli svantaggi principali del Web3:

  • costi elevati: i costi delle transazioni su blockchain sono ancora troppo alti, perciò il Web3 al momento non è accessibile alle persone e ai Paesi più poveri;
  • bassa usabilità: al momento, il Web3 utilizza interfacce poco intuitive e richiede conoscenze tecniche avanzate per essere gestito al meglio;
  • poco sostenibile: il Web3 richiede una potenza di calcolo notevole e, quindi, un consumo di energia elettrica altissimo. Questa è una delle ragioni per cui non è ancora realizzabile a livello globale;
  • bassa scalabilità: attualmente il Web3 è in grado di reggere pochissime operazioni al secondo, perciò non può sostenere l’intera popolazione mondiale.

Con tutti questi svantaggi, si potrebbe pensare che il Web3 sia inattuabile.

La verità è che ogni grande rivoluzione tecnologica ha richiesto molto tempo per essere realizzata.

E chi ha saputo giocare d’anticipo ha sicuramente ottenuto più risultati.

Per questo, se hai un’idea imprenditoriale sul mondo del Web3, non aspettare ancora.

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L’articolo è terminato.

Speriamo di rivederti presto sul nostro blog!

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