Weell: Come sviluppare percorsi innovativi di formazione aziendale – Intervista a Luca Guerrasio

 In Intervista alla startup
Sviluppo Percorsi Innovativi Formazione Aziendale - Intervista a Luca Guerrasio

In questa intervista Luca Guerrasio, responsabile business development di Weell, ci racconta la sua startup e quanto oggi sia importante, per le aziende, investire nella formazione dei propri dipendenti, al fine di acquisire e sviluppare soft skills.

Ciao Luca e benvenuto, iniziamo subito!

 

Raccontaci un po’ di te: di cosa ti occupi e com’è stato il tuo percorso fino ad ora?

Mi chiamo Luca Guerrasio e dall’età di 8 anni ho iniziato a praticare, a livello agonistico la scherma. A circa 22 anni, dopo alcuni buoni risultati e delle apparizioni in nazionale, ho abbandonato l’attività agonistica per dedicarmi all’università, marketing, ed iniziare a studiare, percorso di 3 anni, per superare l’esame di stato come Maestro di scherma.

Mentre lavoravo in azienda, multinazionali/società di consulenza/ agenzie di pubblicità, ho sempre insegnato scherma sia in Italia che all’estero.

 

Come e quando è nata l’idea di Weell?

 

Weell Startup Formazione Aziendale

 

Siamo un gruppo di amici, tutti ex atleti e maestri di scherma, che hanno dovuto abbandonare l’attività agonistica per far fronte ai ritmi di studio prima e di lavoro poi.

Nelle rispettive ricerche di lavoro ed esperienze lavorative ci siamo accorti che, pur avendo competenze specifiche (hard skills) inferiori ai nostri competitor/colleghi avevamo una marcia in più. Abbiamo riflettuto su questo aspetto ed abbiamo compreso che il nostro punto di forza erano le competenze trasversali (soft skills) derivanti dalle nostre esperienze sportive tra cui: abitudine al sacrificio, lavoro di squadra, dedizione alle routine, gestione della crisi/sconfitta, resilienza.

Un altro importante input lo abbiamo ricevuto quando abbiamo partecipato, con le rispettive aziende di cui eravamo dipendenti, a molteplici team building che avevano proprio l’obiettivo di sviluppare le soft skills. Purtroppo, sarà per sfortuna o per casualità o forse perché già con soft skills strutturate, tutti quelli a cui abbiamo partecipato non ci hanno soddisfatto per molteplici motivi.

A fronte di queste nostre esperienze e parlando con diversi conoscenti abbiamo riscontrato le seguenti evidenze:

  • le soft skills sono sempre più richieste nel mondo del lavoro, sia in fase di recruiting sia per gestire il lavoro quotidiano nelle varie sfaccettature;
  • c’è sempre più bisogno di persone che sappiano lavorare insieme;
  • sopratutto nelle realtà non grandi non esiste un’unica mansione, ma sempre di più si andrà incontro a delle mansioni “liquide” che richiederanno più soft (che hard) skills tra cui resilienza, gestione della crisi, gestione del team, gestione del tempo, problem solving;
  • è ormai comprovato che la capacità di coinvolgere i dipendenti fa la differenza sulla performance dell’azienda;
  • crescente consapevolezza della necessità di umanizzare i nostri luoghi di lavoro e tutti gli interlocutori di riferimento;
  • c’è un grande cambiamento culturale all’interno dell’intero mondo imprenditoriale e la forza dello spirito di squadra sta prevalendo sull’imprenditore/uomo solo al comando;
  • gli obiettivi aziendali sempre meno basati su performance individuali e sempre di più a favore di risultati di gruppo;
  • il patrimonio manageriale deve continuamente essere rinnovato;
  • i colloqui di selezione che indagano sempre di più la capacità di lavorare in squadra;
  • aziende che puntano ad accelerare la conoscenza tra persone, creando ambienti di lavoro più informali, permettendo anche ai meno emergenti sul lavoro di realizzarsi come individui;
  • luogo di lavoro accoglienti;
  • far sentire i dipendenti parte di un contesto;
  • il buon coinvolgimento dei dipendenti può avere un impatto più che positivo sull’azienda, migliorandone business e performance: in una recente ricerca di Adp condotta a livello mondiale, è emerso come, paragonate ad altre società simili, le aziende con personale coinvolto abbiano + 21% di produttività e + 22% di redditività;
  • molte aziende sostengono di essere attente alle risorse umane non tutte, però fanno azioni concrete per assumere talenti e selezionarli in maniera innovativa;
  • la maggior parte dei processi di selezione, in Italia, si basa ancora su test standard in cui non sono monitorate, e valutate, caratteristiche fondamentali quali: talento, capacita di problem solving, resistenza allo stress, creatività e spirito imprenditoriale;
  • il colloquio tradizionale non ha più efficacia, non valutando la motivazione (soprattutto nel lungo periodo), la capacità di lavorare in team, la capacità di saper superare e, soprattutto, imparare dai propri errori.

 

Non ci ha stupito, inoltre, scoprire che:

  • il 54% dei lavoratori entro il 2020 sarà costretto a sottoporsi a programmi di riqualificazione professionale;
  • da circa 3 anni il Politecnico di Milano ha inserito in ogni corso moduli sulle soft skill;
  • secondo il Rettore dell’Università di Napoli (nonché presidente della Presidenza dei Rettori), la formazione di cui oggi c’è più bisogno è quella che sviluppa competenze trasversali;

 

Per questo motivo abbiamo deciso di creare una nostra realtà che desidera raggiungere, tra gli altri, i seguenti obiettivi:

  • trasformare gruppi di individui in team (cioè un organismo che si “muove” all’unisono);
  • far sì che i valori aziendali si trasformino in azioni e comportamenti: a) concreti; b) osservabili; c) riconoscibili;
  • fornire un’esperienza di team building multi sensoriale ed innovativa e, realmente, sviluppi le competenze trasversali;
  • proporre processi di selezione attraverso meccanismi di gamification (prove pratiche) tramite i quali i candidati mostrino: problem solving, talento, capacità di adattamento

 

Da subito è stata com’è l’idea attuale o l’hai modificata nel tempo?

Il nostro iniziale obiettivo, che persiste tutt’ora, era offrire delle esperienze che potessero, da una parte coinvolgere emotivamente e fisicamente le persone, dall’altra sviluppare realmente le soft skills.

Inizialmente avevamo pensato di offrire varie “tipologie” di team building; poi abbiamo scelto di specializzarci, essere unici, e lavorare su un solo verticale.

Per questo abbiamo scelto la scherma, sport praticato ed insegnato da alcuni di noi. Sport che grazie alle sue peculiarità:

  • consente di sviluppare molteplici soft skills
  • può essere svolta sia in out che in door
  • ha una componente di gaming facilmente riproducibile senza vincoli stagionali o climatici

 

Quali sono stati i primi passi per concretizzare l’idea? (team, sede, finanziamenti)

Siamo partiti dal problema che volevamo risolvere e che abbiamo vissuto sulla nostra pelle:

  • poter sviluppare in modo innovativo e divertente le soft skills;
  • essere coinvolti in processi di selezione non convenzionali, che possano mettere in luce anche il nostro talento oltre che le nostre competenze

Poi ci siamo concentrati sul tipo di servizio e successivamente abbiamo scelto naming e sviluppato sito e offerta.

 

Quali sono i formati che avete creato?

1. Creazione e implementazione di team building attraverso la metodologia dello sport (nello specifico la scherma).

Un team building non tradizionale/esperienziale e innovativo e non ridotto ad “allegre scampagnate”, in cui al ritorno tutto resta esattamente come prima.

2. Processi di recruiting attraverso il gaming (nello specifico business game di gruppo):

Cambiano le professioni ed è inevitabile che debbano cambiare anche le modalità di selezione.

 

Noi aiutiamo le aziende a selezionare attraverso metodologie che possano, attraverso la metafora dello sport:

  • mettere alla prova il talento ed approccio al problem solving;
  • evidenziare attitudini funzionali, e competenze trasversali, dei candidati;
  • valutare la capacità dei candidati di adattarsi, di cogliere gli elementi chiavi della mission dell’azienda e la loro capacità di far fronte al cambiamento;
  • comprendere quali risorse sono effettivamente consapevoli delle loro capacità e potenzialità e sopratutto predisposti a mettersi continuamente in gioco

weell luca guerrasio

 

Come è il mercato italiano in questo settore? Avete competitor in Italia?

In Italia ci sono diverse realtà che offrono team building avendo un ampia offerta (tra cui anche lo sport ed anche la scherma).

Le nostre killer application sono:

  • siamo specializzati nella scherma
  • nel nostro team ci sono maestri di scherma e formatori (quindi conosciamo come nessun altro la materia).

 

Ad oggi quali sono i vostri numeri? (Puoi essere vago)

Il Team è partito da 3 unità ed ora siamo in 15 tra staff e collaboratori. Abbiamo clienti in quasi tutto il territorio italiano e qualcuno anche all’estero.

 

Che cosa ti ha sorpreso di più riguardo il fare startup?

La fatica quotidiana di dover pensare a tutto, l’eccitazione e la soddisfazione di poter portare avanti una propria idea e poterla modificare in corso.

 

Quali sono i vostri obiettivi e progetti futuri?

  1. poter lavorare con aziende di settori merceologici che, fino a questo momento, si sono mostrati scettici e poco inclini;
  2. poter creare eventi in collaborazioni con altre realtà per poter offrire delle esperienze sempre più complete

 

Pensi che ti dedicherai al 100% alla startup?

Due dei tre soci fondatori lo fanno già, per gli altri, manca poco.

 

Grazie Luca per aver condiviso con noi la tua esperienza in Weell.

 

Ti è piaciuta l’intervista? Facci sapere cosa ne pensi nei commenti o condividila sui social!

Alla prossima… intervista alla startup italiana!

 

Articolo caricato su WordPress da Alessio Battaglino.

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